7,4

THE POST

Regista

Steven Spielberg

cast

Meryl Streep, Tom Hanks, Sarah Paulson, Bob Odenkirk, Bruce Greenwood, Matthew Rhys

sceneggiatore

Liz Hannah, Josh Singer

produttore

Amy Pascal, Steven Spielberg, Kristie Macosko Krieger

durata

115 minuti

Offerte
Data di uscita

1 febbraio 2018

The Post. Raccontare la verità può richiedere a volte un prezzo troppo alto

Per anni si è tessuto un velo di menzogna sull’entità della Guerra del Vietnam: il Segretario della Difesa degli Stati Uniti Robert McNamara fece calare il silenzio sul pessimo andamento del conflitto e sui rapporti tra la sua nazione e il Vietnam. Tale segretezza fu sbriciolata grazie al lavoro del New York Times e del Washington Post. Nel 1971 essi si occuparono di raccontare al mondo intero l’esistenza e il contenuto dei Pentagon Papers, i documenti top-secret raccolti da McNamara. I personaggi di The Post si dimostrano pronti a sfidare poteri che potrebbero schiacciarli. Il loro obiettivo è consegnare alla popolazione la verità che merita e che le viene negata da una ragnatela di omertà e complotto. (Per approfondire c’è anche il nostro speciale).

Informare per servire

Katharine Graham e Ben Bradlee, rispettivamente proprietaria e caporedattore del Washington Post, cercano di far fronte a tutti i pericoli che rischiano di segnare la loro morte lavorativa e sociale. Il tutto in nome dell’unico fine che possa interessare la loro anima di giornalisti ed editori. Osteggiati, derisi, minacciati, Katharine e Ben si rendono conto di come essere i detentori dell’informazione pubblica rappresenti il dovere di salvaguardare i veri beneficiari del loro lavoro: l’informazione non serve chi governa, ma chi è governato. In questa frase di The Post Spielberg racchiude il senso dell’avventura e del premio finale dei suoi personaggi, schierandosi apertamente insieme a loro dalla parte del popolo e divenendo servitore egli stesso, per mezzo dell’informazione veicolata dal suo film.

Una donna per amica (e per capo)

Katharine Graham è la stimata proprietaria del Post; ma le circostanze fortuite a causa delle quali è giunta a ricoprire questa posizione (la morte del padre prima e il suicidio del marito) e, soprattutto, la poca fiducia dimostrata dai suoi più stretti collaboratori la rendono a volte insicura sulle proprie capacità nei confronti dell’azienda. Emerge un clima di avversione verso una donna insolitamente al comando; esso tuttavia finisce per portare “Kay” a diventare un personaggio a tutto tondo: nonostante in certi momenti sia portata ad abdicare in favore del potere maschile riesce poi a caricarsi delle responsabilità che il suo ruolo richiede. Kay si distingue per il fatto di possedere una determinazione e un’intelligenza unite a una sensibilità non comune, riuscendo a vivere le proprie amicizie nell’alta società (compreso McNamara stesso) con un’abilità superiore rispetto a quella del marasma dei personaggi idealisti o calcolatori che la circondano.

Uno Spielberg d’eccezione

Il messaggio di The Post non sarebbe arrivato così forte allo spettatore senza un maestro esperto come Steven Spielberg. Il regista si immerge in un’operazione in linea con i suoi ultimi successi quali Lincoln, Il ponte delle spie e il meno recente Munich; una storia vera che approfondisce lati scomodi delle relazioni politiche, siano esse interne o estere, attraverso il racconto di drammi umani individuali. Qui, però, completa questa svolta del suo percorso autoriale con una novità ulteriore: la rinuncia quasi totale alla spettacolarità tanto cara alla sua produzione; viene favorita una messa a fuoco sull’operato dei suoi personaggi fino a raggiungere una dimensione quasi teatrale. Del resto si concede un incipit di puro stile personale, girando una battaglia su suolo vietnamita. Steven può considerare completa la personale collezione di rappresentazioni delle principali guerre del Novecento: Prima e Seconda Guerra Mondiale; Guerra Fredda; ora anche Guerra del Vietnam.

Nel solco dell’Oscar

Meryl Streep e Tom Hanks, nei panni di Katharine e Ben, danno vita a un confronto appassionato attraverso la loro amicizia, le loro divergenze, il loro aiutarsi e proteggersi. Alla prima toccano le decisioni definitive; ma il secondo è un vulcano, personaggio d’azione e dalla battuta tagliente e divertente. La Streep dona tridimensionalità a Kay; Hanks plasma un personaggio non privo di zone d’ombra (la sua connivenza con il governo Kennedy). Bradlee, inoltre, deve rivedere le sue priorità quando rischia di provocare la galera per il proprio capo. Conviene rischiare la vita della sola Katharine per aiutare tutti gli altri? Si ripropone, a termini invertiti, il dilemma di Salvate il soldato Ryan: in quel caso Spielberg vinse l’Oscar per la regia; ora è possibile l’Oscar al miglior film per The Post. Dopotutto i suoi interpreti principali fanno un totale di cinque statuette in due.

Commento finale

La forza, la profondità di The Post si presenta in tutto il suo valore grazie al messaggio che lascia impresso nell’animo dello spettatore. Il film porta il pubblico a desiderare fortemente una giustizia che venga testimoniata da una scomparsa definitiva dello spettro del bavaglio. In questo contesto la preponderanza dei dialoghi rispetto all’azione sottolineano l’importanza della parola; a essa la pellicola si affida in tutta la sua potenza e che invita il pubblico a emozionarsi nella corsa verso la verità.

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8

Ottimo

Pro

  • Tematiche forti, importanti e attuali più che mai
  • Tom Hanks
  • Poca retorica (il rischio del contrario era alto)
  • Colonna sonora di John Williams come sempre all'altezza
  • Per quanto riguarda la versione italiana: Christian Iansante fra i doppiatori

contro

  • Seppur bello, il film meno spettacolare di Spielberg
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