The Place

6.7

The Place

Regista

Paolo Genovese

Genere

Drammatico

cast

Valerio Mastandrea, Marco Giallini, Alessandro Borghi, Silvio Muccino, Alba Rohrwacher, Vittoria Puccini, Sabrina Ferilli, Silvia D'Amico, Rocco Papaleo, Giulia Lazzarini, Vinicio Marchioni

sceneggiatore

Paolo Genovese, Isabella Aguilar

produttore

Marco Belardi, Noel Bright, Steven A. Cohen

durata

105 min.

Offerte
Data di uscita

9 Novembre 2017

Un misterioso uomo siede sempre allo stesso tavolo nello stesso ristorante, pronto a esaudire i più grandi desideri dei suoi visitatori, in cambio di compiti da svolgere. Quanto saranno disposti a spingersi oltre i protagonisti per realizzare i loro desideri?

The Place. L’atteso ritorno di Paolo Genovese non delude, ma nemmeno esalta. Un film particolare, tutto da capire.

The Place

The Place” era molto atteso dal pubblico italiano, dopo che il regista Paolo Genovese ci ha stregato e conquistato col suo “Perfetti Sconosciuti“.
Lo confermano i dati al box office, che lo vedono in testa tra le ultime uscite.
Solo che questo film è tanto simile quanto diverso rispetto al precedente, al punto che mi viene da chiedermi: ma alla maggior parte della gente sarà piaciuto? Sarà stato capito?

Sulla falsa riga di “Perfetti Sconosciuti”

Genovese per il suo “The Place” parte dal collaudato.
A partire dal cast: gran parte degli attori di “Perfetti Sconosciuti” torna in questo film con grande impatto e ottime interpretazioni. Su tutti un Mastandrea in formissima, capace di performare un personaggio complesso con un uso minimale di intonazione vocale ed espressioni.

The Place
A seguire Giallini, la Rohrwacher e la Puccini confermano la loro bravura e si amalgamano ad un cast stellare tutto all’italiana. Papaleo, Borghi, Muccino, Marchioni, la D’amico, la Ferilli e la Lazzarini.

The Place

Un cast così tosto non è solo una trovata commerciale ma una necessità.
“The Place” infatti è realizzato con lo stesso intento di “Perfetti Sconosciuti”, quello dell’unità di luogo e di azione. Una rappresentazione molto teatrale che nulla fa vedere ma tutto fa immaginare.
Noi non vediamo mai ciò che accade al di fuori, ma è come se lo vedessimo attraverso gli intensi dialoghi dei personaggi. Se fosse stato interpretato da dei cani sarebbe stato un film poco credibile.

Staticità visiva… e di trama

Ma se le premesse sono ottime e il film è molto coraggioso nell’intento (l’idea è presa dalla serie tv “The Booth at the End”), il risultato non è soddisfacente quanto il film precedente. “The Place” non ha il ritmo crescente, la forza e l’intelligente cattiveria di “Perfetti Sconosciuti”. Anzi spesso sembra tirare indietro la gamba quando dovrebbe invece affondare brutalmente il tackle.

The Place
Il risultato è una trama comunque interessante ma che non esprime a pieno il suo potenziale e continua per via retta in un susseguirsi di presunti colpi di scena che in realtà sono telefonati da qualche scena prima.
Il forte senso del film, che comunque rimane, sembra essere stato edulcorato nel suo rivelarsi. Forse il regista ha preferito rendere il film più leggero, addolcirlo per aiutare a mandar giù la pillola. Scelta condivisibile commercialmente parlando, ma se ti chiami Genovese e decidi di realizzare qualcosa di coraggioso, devi spingere fino in fondo il tuo intento. Questo è quello che ho percepito.

The Place

In ogni caso il forte senso metaforico del film emerge molto bene e ci lascia riflettere.

SPOILER

Siccome adoro scervellarmi sui film mindfuck (anche se questo non direi che lo sia), proverò a dare la mia interpretazione del film e del finale.
L’indefinita ma affasciante figura interpretata da Mastandrea, ha tutte le connotazioni del Diavolo, che vende alle persone i loro desideri in cambio di terribili patti.

Ma nel corso del film, ti rendi conto che quell’uomo non può essere il diavolo. Non c’è mai cattiveria nel suo sguardo e nella sua voce. La sua stanchezza ci dà l’idea di una persona consumata che regge un enorme peso sulle spalle. Gli unici sorrisi li regala quando qualcuno è in grado di stupirlo, facendo la scelta giusta, anche se dolorosa.

Interpretazione del film

Ecco che nel corso del film è cresciuta in me l’idea che quell’uomo, che ascolta i pensieri, i desideri, le emozioni e le paure di tutti, non è altro che la personificazione di Dio.
“La tua voce è dolce”, “secondo me sei triste” dice il cieco impersonato da Alessandro Borghi. “Posso toccarti?” gli chiede, ma l’uomo risponde di no. Non può essere sfiorato da nessuno.
I dialoghi con la suora inoltre, assumono una nuova luce in tal modo. Lei vuole ascoltare Dio come una volta, e per ottenerlo deve… “ascoltare Dio”! Ascoltare quell’uomo che le dice cosa deve fare. E lei lo fa.

The Place

Ma non è una personificazione di Dio bigotta o da antico testamento. Mastandrea non è onnipotente, non può nulla. E’ più che altro una sorta di amministratore: lui ha creato “il sistema”, è disposto ad ascoltare e ad aiutare, ma poi a decidere siamo solo noi.
Ecco perché “The Place” è un film sul libero arbitrio. Questa è la caratteristica più innata e inconsapevole dell’uomo, che invece pensa sempre di sottostare a leggi inconoscibili più grandi di lui che ne governano l’esistenza.

The Place

La vita è desiderio ed è regolata dalle scelte! Neanche Dio può fare qualcosa, se non stare a guardare e segnare tutto nel suo libro.

Interpretazione del finale 

Alla fine del film Mastandrea è esausto, non dorme da non si sa quanto, e ha sorretto su di sé troppe cattiverie. Anche lui inizia a mostrare un lato umano, inizia a vacillare.
E chi lo fa crollare? La cameriera, che durante tutto il film ha cercato di approcciare con lui e di indagare la sua persona. Mentre tutti accettano di non sapere, il personaggio della Ferilli è l’unica che riesce a porsi con lui su pari livello e spesso a renderlo debole.

The Place

Io penso che quella cameriera, altro non sia che il vero demonio del film, la controparte del bene. In linea con la simbologia a cui la Bibbia ci ha abituati, Satana (o il peccato) sono impersonati dal gentil sesso.
Per tutti i 105 minuti lei è rimasta in disparte tenendo tutto sotto controllo e ha provando a piccole dosi a conquistare la fiducia di Mastandrea, provando a renderlo più umano, tentandolo.
Alla fine ci riesce, alla fine è il peccato a vincere anche contro Dio, il quale cede alla tentazione e abbandona il suo dovere, quel posto a quel tavolo in quel preciso bar.

The Place
Paolo Genovese sul set di “The Place”

Genovese ci dice che il peccato, il male, si annida ovunque e ribadisce quanto dobbiamo contare solo su noi stessi, avendo libero arbitrio. Perché anche affidandosi ad un ipotetico Dio, non avremo mai la certezza che lui sarà sempre lì per noi, perché noi non siamo lui e lui non è noi. Noi siamo Noi. E io sono io, e ci ho visto questo, come qualcuno ci avrà visto altro.

Commento Finale:

“The Place” è senza dubbio un bel film, intelligente: sfido chiunque a sostenere il contrario. Genovese si merita un 7 in primis per il coraggio. Ha rischiato provando a realizzare qualcosa di complesso nel modo più comprensibile. Anche se il risultato non è perfetto e non eguaglia il film precedente, l’intento è notevole. Una trama e una tematica forse troppo complessa per essere sviluppata teatralmente, poco spazio all’approfondimento. Un dramma che non spinge fino in fondo i suoi propositi e la sua indagine, ma rimane troppo in superficie. Peccato. Il film è comunque bello e da vedere!

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7

Buono

Pro

  • Genovese si merita un 7 in primis per il coraggio. Ha rischiato provando a realizzare qualcosa di complesso nel modo più comprensibile. Anche se il risultato non è perfetto e non eguaglia il film precedente, l'intento è notevole.

contro

  • Certo, proporzionalmente, su questa scala,
  • Una trama e una tematica forse troppo complessa per essere sviluppata teatralmente, poco spazio all'approfondimento. Un dramma che non spinge fino in fondo i suoi propositi ma rimane in superficie. Peccato. Il film è comunque bello e da vedere!
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