nome di donna

5.2

Nome di donna

Regista

Marco Tullio Giordana

Genere

Drammatico

cast

Cristiana Capotondi, Valerio Binasco, Stefano Scandaletti, Adriana Asti

sceneggiatore

Cristiana Mainardi

produttore

Videa

durata

90 minuti

Offerte
Data di uscita

8 Marzo 2018

Nina Martini (Cristiana Capotondi) si trasferisce con la figlia in un paesino della Brianza, dove trova lavoro in un'importante clinica. Dopo qualche tempo scopre che il manager della struttura ha pianificato un perverso sistema di favori che coinvolge tutto il personale femminile. Nina si ribella alla situazione ma viene anche isolata dalle colleghe, preoccupate di perdere il posto. Ma la battaglia per i propri diritti è solo all'inizio...

Nome di donna. Il nostro film femminista firmato da Marco Tullio Giordana

Ci siamo anche noi. Nel turbine degli scandali sessuali che nell’ultimo anno ha investito il mondo del cinema, anche italiano, non sono mancate le risposte dall’industria stessa. Prendiamo semplicemente a campione i film recentemente passati nelle nostre sale: “La forma dell’acqua”, “Hannah”, “La vedova Winchester”, “Figlia mia”, “Red Sparrow”, “Quello che non so di lei”, “Lady Bird”… e non includiamo almeno ulteriori 4 titoli appena usciti. Il Cinema parla femminile. Vende e rielabora in diversi contesti l’immagine della donna con una quantità di materiale davvero impressionante. Che sia il cinema d’autore europeo (in sala anche il mattatoriale “Oltre la notte”), l’universo dell’orrore, gli spy-movie di propaganda americana, i racconti di formazione, ecc. la centralità della figura femminile occupa il grande schermo in questo 2018.

nome di donna

Ci siamo anche noi, dunque. L’esperto regista romano realizza questa’opera di denuncia ambientata nella sensuale Pianura Padana. Curioso come Brianza e dintorni siano al centro anche del bellissimo “Chiamami col tuo nome”, con le sue vecchine dalle braccia forti e dall’accento divertente. Ed i campi attraversati in bicicletta. “Nome di donna” però è un film dal ritmo serrato, dall’intreccio di ferro. Restituisce un’atmosfera più terrena ed è popolato da personaggi decisamente meno stratificati. Il trailer, la vetrina che connette opera e pubblico, del resto si preoccupa già di essere chiaro, inequivocabile. L’argomento scotta e la storia di abuso-ricatto-riscatto, purtroppo, già la conosciamo. Siamo riusciti a dare nuove sfaccettature, punti di vista forti sul tema?

I due volti del dramma

Raccontare una storia può essere un’impresa facile o difficile a seconda delle prerogative. “Nome di donna” porta lo spettatore in un terreno che già conosce, con cui ha una certa familiarità. L’inossidabile struttura del racconto genera del resto un meccanismo d’immedesimazione o di facile traducibilità del discorso. Ed i personaggi, coerentemente, sono tagliati con l’accetta. Non hanno segreti. Sono drammaturgicamente nudi agli occhi dello spettatore e visivamente connotati in modo inequivocabile. Giordana dirige i suoi attori in modo esemplare, tutti perfettamente a fuoco ed efficientemente scolastici nell’accompagnare la ribellione dell’eroina Nina. Gli unici cambiamenti di toni spettano alla bravissima Adriana Asti, scrigno vivente di memorie passate e contrappunto comico rispetto ai due volti del dramma.

nome di donna

Perchè il dramma ha due volti, due dimensioni comunicanti. La prima che indaga l’ombra sociale dell’omertà, del silenzio e del ricatto come scacco matto dei poteri forti. La seconda invece si focalizza sulla spinta femminista che eroicamente si batte contro le prepotenze del patriarcato. Un “legal drama” che non lascia mai equivoci e che rifiuta la via dell’ambiguità. Accettando il rischio di scendere nel didascalico, il film accompagna il personaggio interpretato da Cristiana Capotondi in un tortuoso ed umano percorso. Il Cinema italiano, grazie all’esperta mano di Giordana, eredita la peculiare e vincente caratteristica americana della trasparenza e della concretezza.

E forse l’altra faccia di questo approccio diretto e senza fronzoli è il tallone d’Achille del film. I 90 minuti favoriscono l’automatico procedere delle scene ma non consentono di giocare con le peculiarità dei suoi personaggi. Allo spettatore non vengono consegnati particolarità, tratti distintivi che rendano unici gli interpreti. Da un lato la scelta giova alla perenne messa a fuoco del tema, dall’altro purtroppo rende i personaggi dei “tipi” bidimensionali e paradossalmente portatori di scarsa empatia.

Commento finale:

“Nome di donna” prende la sua strada e lo fa con mestiere, serietà ed una semplicità rispettabile. Eredita la concretezza del miglior cinema americano, ma rinuncia alla sua splendida attitudine a sbirciare dall’interno il carattere dei personaggi. Tutto è molto, troppo, codificato e il tema si mangia le umanità che alimentano. La scelta è voluta, la rispettiamo, ma non sempre va a favore della partecipazione dello spettatore.

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6.5

Okay

Pro

  • Attori molto in forma
  • Tema sempre a fuoco

contro

  • Poca empatia con il lato privato dei personaggi
  • Più efficiente che audace nella messa in scena
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