7,1

Nella tana dei lupi

Regista

Christian Gudegast

Genere

Azione , Crime

cast

Gerard Butler, Pablo Schreiber, 50 Cent, O'Shea Jackson Jr.

sceneggiatore

Christian Gudegast

produttore

Tooley Productions

durata

140 min.

Offerte
Data di uscita

5 aprile 2018

«Big Nick» O'Brien dirige una squadra anticrimine a Los Angeles, la capitale mondiale del cinema e delle rapine in banca. Una rapina più sanguinosa delle altre, poliziotti abbattuti per rubare un furgone blindato vuoto, gli ha tolto il sonno. Piantato dalla moglie, che non sopporta più il suo stile di vita, O'Brien si butta a capofitto nel lavoro. Con un manipolo di uomini indaga sul crimine e incontra Donnie, gestore di un pub e chiave di accesso al mistero. In corsa contro il tempo, O'Brien deve vedersela con un cattivo professionista che ha deciso di espugnare la Federal Reserve Bank, un palazzo governativo ritenuto impenetrabile, per trafugare trenta milioni di dollari ritirati dalla circolazione e destinati al macero. Ma O'Brien ancora non lo sa.

Nella tana dei lupi. Quando guardie e ladri si inseguono, e l’azione trionfa.

Una banda di rapinatori, una banca inespugnabile e forze dell’ordine cattive come non mai. Gli ingredienti per un heist movie di livello ci sono tutti: sarà riuscito Christian Gudegast a firmare un esordio da ricordare? Scopriamolo insieme.

La rapina perfetta

La sostanza è sempre quella. C’era una volta una banda armata con una morale ed un piano intricato al punto giusto, che sognava di rapinare una banca impossibile da rapinare. Intanto, dall’altra parte della città, un poliziotto grosso e cattivone si mette sulle loro tracce pronto a fare di tutto pur di fermare il loro progetto.

Quante volte abbiamo già visto un film d’azione del genere? Tante, forse troppe volte. Ma ogni volta (anzi, il più delle volte) il canovaccio dell’heist movie è stato declinato nelle direzioni più interessanti. Si va dalla follia action dello storico “Getaway!” di Peckinpah a quella ironica di “Ocean’s Eleven” di Soderbergh, passando per il meraviglioso “Heat – La Sfida” di Mann (di cui parleremo poi) e la deriva tarantiniana di quel fulminante esordio/capolavoro de “Le Iene”. Qual è quindi la novità che ci propone questo gradevole “Nella tana dei lupi”?

Quando il buono spara volentieri

I buoni non esistono. Più o meno. La sceneggiatura, piuttosto interessante rispetto alla media del cinema action americano degli ultimi anni, si assume il rischio di presentarci le vicende rifiutando di lasciar empatizzare gli spettatori con una qualunque delle parti coinvolte.

Da una parte i più “simpatici” sono criminali, dall’altra lo sceriffo portato in scena da un Gerard Butler (va detto, in ottima forma) è sboccato, spesso e volentieri sbronzo e non si cura minimamente delle regole. La scelta è chiara e sicuramente riuscita; resta però di fatto difficile, senza alcun punto focale degno di vero interesse, mantenere alta l’attenzione (per non parlare della tensione) per due intere ore e venti.

Gudegast e Mann: parliamone

Il paragone più avvertito dai critici d’oltreoceano è quello tra l’esordio di Gudegast e appunto “Heat – La Sfida” di Michael Mann. Oltre ai temi condivisi, risulta evidente come la sceneggiatura del film ricalchi la più nota delle trame manniane, trasformando il confronto Pacino/De Niro al ristorante Mantilini in uno scontro (corale) al giapponese, prendendone poi a piene mani l’estetica, dal furgone blindato da assaltare alla grande sparatoria in strada, con le vetture a parare i colpi e proteggere i corpi.

Il problema di fondo, quel che rende il confronto impietoso (seppur, lo ripetiamo, il film sia più che buono pur nella sua natura derivativa), è sempre quel totale rifiuto verso una scrittura dei personaggi più sentita e calda, scelta cui sembra voler sopperire la scelta di un cast di ottimo livello e ben variegato. Come dire: da una parte la freddezza di ambienti e morale di Mann, dall’altra quella di una sceneggiatura troppo sbrigativa e di caratteri fin troppo esili. Paragonare sì; accostare no. Ci si riproverà al prossimo giro.

Commento finale:

Entrare “Nella tana dei lupi” equivale a tornare indietro nel tempo e godersi un buon film d’azione crime sopra la media come non se ne vedevano da almeno un paio d’anni (forse appunto dall’uscita del “Blackhat” del già citato Michael Mann). Sparatorie, colpi di scena, adrenalina sono elementi ben dosati e mixati che rendono la pellicola imperdibile agli amanti del genere; meno a tutti gli altri. Se non un capolavoro, certamente un film da ricordare che si merita una chance di visione in sala. Esaltante.

Recensione di: Fabio Mauro Angeli.

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7

Buono

Pro

  • Azione ragionata e buon ritmo
  • Sopra la media dell'action U.S.A. più recente
  • L'amore per il genere che si respira
  • Un climax grandioso
  • Ispirarsi a Michael Mann è sempre cosa buona e giusta

contro

  • La solita sceneggiatura finto-intricata con tanto di finale a sorpresa
  • Nessuno dei personaggi vi resterà nel cuore
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