7.6

Midsommar – Il villaggio dei dannati

Regista

Ari Aster

cast

Florence Pugh, Jack Reynor

sceneggiatore

Ari Aster

produttore

A24

durata

140 min

Offerte
Data di uscita

25 Luglio 2019

A couple travels to Sweden to visit a rural hometown's fabled mid-summer festival. What begins as an idyllic retreat quickly devolves into an increasingly violent and bizarre competition at the hands of a pagan cult.

Midsommar – Il villaggio dei dannati: la recensione

Locandina del fil di Ari Aster "Midsommar"A due anni di distanza dal clamoroso successo di “Hereditary”, Ari Aster torna in sala con questa sua seconda sorprendente opera.

Ambientato nell’abbagliante e assolata Svezia estiva (anche se il film è stato girato in buona parte in Ungheria) racconta di Dani (una straordinaria Florence Pugh, già protagonista del meraviglioso “Lady Macbeth” di William Oldroyd) una giovane che, in seguito ad un lutto quasi intollerabile, viene portata dal suo ragazzo e dagli amici di lui in un remoto e pittoresco villaggio svedese. I riti lì celebrati faranno assumere alla vacanza un tono sempre più sinistro.

Luce, sangue e riti pagani

Che straordinario senso del tragico ha Ari Aster. Come in Hereditary, dove due lutti rappresentavano incidente scatenante e primo turning point del film, anche qui tutto parte da una tragedia insopportabile. Tragedia che Aster rappresenta con tutto il suo carico di dolore, paura e inquietudine. Piccoli dettagli che ci portano nel dramma umano vissuto dalla protagonista, le cui conseguenze di dirameranno per tutta la vicenda e troveranno il loro senso in un finale splendido.

Perchè Midsommar è solo apparentemente un horror, se per horror intendiamo quello mainstream.

L’orrore è un camuffamento per narrare un dramma umano, un percorso di indottrinamento (forse) inconsapevole attraverso il quale la protagonista si allontana progressivamente da un gruppo di non-amici (sono amici del suo fidanzato e la sopportano a stento) per rinascere ad una nuova vita in una comunità apparentemente incomprensibile, ma nella quale in realtà ogni membro è completamente partecipe dei sentimenti degli altri. Questa cosa è evidente soprattutto in un paio di scene verso il finale, che sicuramente faranno storcere il naso a parecchi spettatori, ma che nascondono il significato profondo del film.

Un dramma sulla famiglia, insomma. Sul perderne una  e trovarne un’altra nel più impensabile dei posti, tra le più impensabili persone.

 

 

La forza di Midsommar sta nella sua messa in scena, ovviamente. Aster ha uno stile immediatamente riconoscibile, anche se questo è solo il suo secondo film. Un ritmo lento, quasi (non me ne vogliano i puristi)+

da slow cinema, che crea un’atmosfera di profonda inquietudine nella quale irrompono scene gore inaspettate e perfettamente calibrate. Scene molto gore, come sa chiunque abbia visto la scena della testa in Hereditary.

Aster ripudia quelle che dovrebbero essere le regole di buonsenso legate ad un horror. A cominciare dalla spropositata lunghezza di 140 minuti, molti dei quali occupati da riti pagani lunghissimi ed affascinanti, ricchi di dettagli, ma che indubbiamente risulteranno “respingenti” per il grande pubblico. Un film assolutamente cerebrale, studiatissimo. Per la creazione dell’immaginario microcosmo in cui è ambientato il film, Aster e lo scenografo Henrik Svennson hanno letto decine di libri, studiato il folklore del Nord Europa e visitato musei.

COMMENTO FINALE:

Midsommar è la conferma del talento enorme di Ari Aster. Un dramma horror visivamente impressionante e realizzato con una maniacale cura dei dettagli. Non per tutti i gusti, ma indubbiamente uno dei migliori film dell’anno

 

 

 

 

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8

Ottimo

Pro

  • Magnificamente scritto, diretto e interpretato

contro

  • Non per tutti i gusti
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