Le verità

6.5

Le verità

Regista

Hirokazu Kore-eda

cast

Catherine Deneuve, Juliette Binoche, Ethan Hawke

sceneggiatore

Hirokazu Kore-eda

produttore

Muriel Merlin

durata

106 min.

Offerte
Data di uscita

10 ottobre 2019

Fabienne è una star del cinema francese circondata da uomini che la adorano e la ammirano. Quando pubblica la sua autobiografia, la figlia Lumir torna a Parigi da New York con marito e figlia.

Le verità: un film sulla finzione

Dopo il magistrale “Un affare di famiglia”, Hirokazu Kore’eda torna con un altro film in grado di scandagliare sapientemente i legami e le dinamiche familiari, questa volta spostandosi nella dimora parigina di una star del cinema francese, ormai verso la fine della propria carriera. Fabienne (Catherine Deneuve) riceve la visita della figlia Lumir (Juliette Binoche), sceneggiatrice, con al seguito il marito Hank (Ethan Hawke) e la figlia Charlotte (Clémentine Grenier) in occasione dell’uscita della sua autobiografia, Le verità, e delle riprese del suo ultimo film.

 

Madre e figlia

Centrale è il rapporto tra Fabienne e Lumir: sembra mutare continuamente, e se in un primo momento Lumir è dura e critica nei confronti della madre, fredda e rea di non averle mai davvero fatto da genitore. Sembra poi capirla ed aiutarla, assecondando anche i suoi capricci, per accusarla nuovamente di non riuscire mai ad essere sincera. D’altra parte, Fabienne se prima critica aspramente la figlia, con freddezza e aridità, poi, in rari ma intensi momenti di fragilità, si mostra madre nella sua insicurezza e gelosia, soprattutto nei confronti della vecchia amica Sarah, morta molti anni prima, dalle cui labbra pendeva la piccola Lumir. Deneuve e Binoche ci regalano due interpretazioni magistrali, barcamenandosi nelle continue svolte narrative e nei continui momenti in cui Kore’eda scava centimetro per centimetro la psiche di questi due personaggi, donne prima che madri o figlie.

 

Cinema, letteratura, finzione

Le verità

Le verità è estremamente metanarrativo. Fabienne è attrice, Lumir sceneggiatrice, il marito Hank è un attore di serie televisive; una buona parte del film si svolge negli studios del film di fantascienza a cui sta lavorando Fabienne, la cui protagonista Manon (Manon Clavel) è la fotocopia della defunta Sarah (anch’ella attrice, così si erano conosciute lei e Fabienne), morta in seguito ad un incidente – viene lasciato intendere che potrebbe essersi trattato di suicidio.

E’ proprio nella finzione che gli snodi della vicenda vengono a sciogliersi; il film di fantascienza parla in realtà di un rapporto tra madre e figlia, e si fa pretesto per mettere in luce le difficoltà del rapporto tra le protagoniste; la somiglianza di Manon con Sarah porta a galla sensi di colpa, invidie e il trauma rimosso di un lutto. Ancora: il film parte da un’opera di finzione, l’autobiografia dell’anziana star del cinema. Non appena Lumir la legge, capisce che la madre ha stravolto completamente la propria vita e che in quelle pagine non vi è nulla di reale. Inizia proprio così la ricerca di verità di questi personaggi, il loro barcamenarsi tra verità e finzione.

 

Qual è la verità?

Le verità

“Ma quindi, qual è la verità?” chiede, in una delle scene finali, la piccola Charlotte alla madre. Juliette Binoche ci regala una delle inquadrature migliori del film; un lungo primo piano sul suo volto mentre il suo personaggio sorride, ironica, e rimane in silenzio. La risposta, in realtà, è cristallina: non esiste una sola, unica, imprescindibile verità e men che meno la possiamo trovare nelle vite dei personaggi scritti da Kore’eda, abili a fabbricare maschere, personaggi, storie più che menzogne.

Nel corso del racconto tutti sembrano mentire, costantemente, ma non sempre perché abbiano effettivamente qualcosa da nascondere: certo, Fabienne scrive un’autobiografia totalmente fasulla per far passare la migliore immagine di sé al suo pubblico e così nasconde i suoi sensi di colpa per la morte (forse un suicidio?) dell’amica Sarah, Lumir e Hank mentono sull’alcolismo di lui per non nuocere alla figlia piccola. La stessa Charlotte si fa passare per una giovane promessa di Hollywood, solo per gioco, e non c’è nulla di malizioso nella fiaba che Fabienne racconta alla nipotina su come lei abbia trasformato in tartaruga l’ex marito, solo perché l’aveva fatta arrabbiare.

 

Commento finale:

“Le verità” parla di finzione, parla di racconto, parla di quella strana commistione tra verità e menzogna che è propria dell’arte. Non è meta-cinematografico solo nella messa in scena dei set, degli studios, delle prove, delle vite di attori, registi e sceneggiatori; lo è anche e soprattutto nel suo voler parlare di cinema attraverso la sua caratteristica più prima: la messa in scena.

Recensione di: Marta Lorenzon.

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7

Buono

Pro

  • Una sceneggiatura che scava sapientemente i propri personaggi
  • Eccellente prova della Deneuve e della Binoche, ottimo anche Hawke

contro

  • Ritmo non sempre azzeccato
  • A volte un po’ ridondante nel reiterare gli stessi temi
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