7,8

La Forma dell’Acqua

Regista

Guillermo del Toro

cast

Sally Hawkins, Michael Shannon, Richard Jenkins, Michael Stuhlbarg, Doug Jones

sceneggiatore

Guillermo del Toro, Vanessa Taylor

produttore

Guillermo del Toro

durata

123 min.

Offerte
Data di uscita

14 Febbraio

Nella sua nuova opera, La forma dell'acqua, il visionario Guillermo del Toro racconta una fiaba gotica ricca di suggestioni fantasy, ambientata nel pieno della Guerra Fredda americana (siamo nel 1963) e incentrata su una giovane eroina senza voce.

The Shape of Water. Guillermo del Toro presenta una favola contemporanea.

Baltimora, anni ’60: è in corso la guerra fredda. Elisa lavora come donna delle pulizie in un laboratorio scientifico di massima sicurezza dello stato. La sua vita monotona viene sconvolta quando la donna conosce una creatura acquatica prigioniera all’interno del laboratorio. Con l’aiuto del suo vicino di casa, un uomo solo e deluso dalla vita e della sua amica e collega, Elisa cercherà di lottare per portare avanti un amore che va oltre le apparenze e ‘la forma‘.

Regia poetica 

I tratti caratteristici della poetica di del Toro sono evidenti e si percepiscono in molti dettagli in quello che lui stesso ha definito come ‘il mio film preferito tra quelli che ho fatto‘. Forse è la natura stessa del regista messicano, che si descrive come un outsider, sempre diviso nella sua vita tra la realtà e l’immaginazione, a conferirgli l’abilità di saper calare perfettamente l’immaginario nel reale o  l’amore per ciò che è imperfetto.

Del Toro ha dato a questo film la struttura narrativa e quella visiva di una favola Disneyana ma con un’originalità che manca totalmente ai creativi della Walt Disney degli ultimi anni. La voce narrante in apertura e in chiusura, racchiude l’intero film impostando senza preamboli un racconto fiabesco. Sono presenti tutti gli elementi classici della favola: i due innamorati, il cattivo, gli amici che vengono in soccorso dell’eroina, e del Toro è riuscito a mescerli talmente bene da togliere a questi archetipi la loro accezione di stereotipo. Quel che ne risulta, fin dalla prima sequenza, è una favola contemporanea in equilibrio tra il classico e il rivoluzionario.

E atmosfera da fiaba

E’ doveroso spendere qualche riga, in particolare considerando che il budget di questo film è stato di soli 20 milioni di dollari, su alcuni elementi fondamentali senza i quali la superba regia di del Toro non renderebbe altrettanto bene. Sto parlando della fotografia, la colonna sonora e non ultimo il montaggio. Dan Laustsen alla fotografia lavora magistralmente con del Toro per dare all’atmosfera un tocco mielato, coadiuvato senza dubbio dalla calda colonna sonora di Alexandre Desplat. Quest’ultima avvolge, proprio come fa il colore ambrato della fotografia, l’intero film in un’atmosfera fiabesca che ben contrasta con la fredda durezza delle sequenze d’azione e lo sfondo storico nel quale gli eventi si svolgono.

Il contrasto tra crudezza e dolcezza fa da sfondo a tutto il film. E mentre alcune sequenze richiamano alla mente la delicata aura creata da Bruno Delbonnel nel Favoloso Mondo di Amelie, altre sfiorano la brutalità visiva di registi come Tarantino o Guy Ritchie. Anche il montaggio lavora in sincronia perfetta con il suono e sembra abilmente strutturato per accompagnare una visione fluida. Ancora una volta il risultato è eccellente e ci trasporta in una dimensione parallela.

Sottotrame

Nonostante l’armonia che lega i diversi elementi della narrativa, alcune situazioni sembrano sottolineare un po’ troppo delle tematiche sociali che sovraccaricano la trama centrale. I sub-plot anti-razzismo, anti-omofobia e anti-americani risultano a tratti eccessivi e stereotipati. In particolare i coprotagonisti e l’antagonista sembrano incarnare tre modelli sociali forse un  troppo evidenti.

La solitudine di un uomo di mezza età dai gusti sessuali repressi, la difficoltà di una donna di colore imprigionata nelle convenzioni sociali della sua epoca e il volgare materialismo di un perfetto ingranaggio del sistema americano sono tutti concetti importanti ma che si sovrappongono forse in maniera troppo marcata all’interno della storia. Nonostante ciò il racconto centrale riesce a detenere l’attenzione dello spettatore per l’intera durata del film.

Commento finale

Dopo due Golden Globe e tre BAFTA vinti, La Forma dell’Acqua si aggiudica 13 candidature ai premi Oscar. So che i riconoscimenti non sono sempre sinonimo di qualità indiscussa ma posso dire che nel caso di questo film sono pienamente meritati.

Sono troppo pieno di genere per i film d’arte e sono troppo pieno di arte per i film commerciali. Sono strano.‘ sostiene del Toro in una recente intervista, e questo film è proprio così, è strano, una stranezza che conquista. Se vi piace il cinema non potete mancare questa interpretazione originale di una ‘Tale as old as time’ che vi farà sognare ad occhi aperti.

Recensione di: Laura Brustolin

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9

Epico

Pro

  • Una favola in tutti i sensi
  • Regia, fotografia, musica e montaggio praticamente perfetti

contro

  • Qualche esagerazione di troppo
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