8.2

A Quiet Place – Un Posto Tranquillo

Regista

John Krasinski

cast

Emily Blunt, John Krasinski, Millicent Simmonds

sceneggiatore

Bryan Woods, Scott Beck, John Krasinski

produttore

Michael Bay

durata

1h 30 min

Offerte
Data di uscita

5 Aprile 2018

Una famiglia è costretta a vivere nel silenzio per proteggersi da creature che cacciano captando i rumori

A Quiet Place: un’opinione controcorrente

Caro Babbo Natale
Lo so, sono in ritardo per Natale 2017 e in anticipo per Natale 2018. Ma se non te lo chiedo ora, non te lo chiedo più.
Potresti cortesemente portare nelle sale italiane un horror decente? Qualcosa che non faccia del tutto schifo o che non butti nel cess alle ortiche delle pur buone premesse? Attendo fiducioso.

 

Plot: per qualche motivo non specificato (ed è bene sia così) la Terra è stata invasa da creature assassine, completamente cieche ma sensibilissime ai rumori. Dal quel momento quindi, rumore significa morte.

Ne consegue che per quasi tutta la prima parte del film, a dominare sia uno splendido silenzio. La nostra famiglia protagonista non può parlare ad alta voce ma solo a gesti, deve camminare scalza, non può usare i piatti per mangiare. Insomma ne escono delle bellissime immagini di come la nostra vita possa cambiare nel momento in cui perdiamo la possibilità di fare tante cose che diamo per scontate

E il film porta anche a delle riflessioni interessanti, perchè questo dover restare in silenzio ha almeno due chiavi di lettura.

Da un lato tutta questa invasione potrebbe essere letta come un contrappasso. Una società chiassosa, insensibile, frenetica, è ora costretta da questa nuova condizione a tornare a prestare attenzione all’altro, a lavorare e vivere lentamente. Niente più famiglie chiuse davanti a tablet, smartphone o Netflix. Per passare il tempo, giochi di società. Per comunicare, bisogna per forza guardarsi negli occhi

Ma una forma del genere è anche una provocazione verso il pubblico, la cui soglia d’attenzione si fa sempre più bassa. Per capire quello che succede, DOVETE restare attenti. Dovete accettare il silenzio, la lentezza (che non è sinonimo di noia). In tempi di action fracassoni e ipercinetici, viene addirittura da pensare che di un film del genere sia assolutamente necessario

Una storia di premesse buttate via…

Insomma sarebbe tutto bellissimo in A Quiet Place, in teoria.

Ma poi arriva la seconda parte. E dopotutto, the show must go on. E allora il film diventa tutto quello che era riuscito a non essere nella prima parte. Un continuo ripetersi della sequenza di eventi per cui: abbiamo fatto rumore per errore, sono arrivati i mostri, cerchiamo di non farci squartare. Nulla di diverso insomma da uno qualunque delle centinaia di horror che invadono le sale annualmente. E la noia arriva, paradossalmente, proprio quando le cose si movimentano.

Fino al (non) finale. Quell’ultimo fotogramma che se possibile toglie al film un punto ulteriore.

Perchè davvero, con quelle premesse far finire un film con la protagonista che pare molto vicina a dire “Hasta la vista, baby” rasenta il crimine cinematografico più imperdonabile

But what, really really?

A tutto questo bisogna aggiungere, purtroppo, una valanga di situazioni assolutamente incoerenti e mal scritte.

Ora, chi scrive è tutto tranne che un fanatico della credibilità ad ogni costo. Negli horror, poi, ancora meno. Ma con A Quiet Place siamo davanti ad una valanga di situazioni senza senso ed espedienti narrativi abbastanza intollerabili

La gravidanza della protagonista, avvenuta chiaramente a eventi già iniziati (il film si volge circa 400 giorni dopo l’inizio dell’invasione). Ora, una famiglia prende tutte le precauzioni del mondo, cammina scalza, sparge sabbia in terra per attutire ulteriormente il rumore dei passi, non parla ad alta voce, non usa neanche i piatti per mangiare. Tutto questo e poi accetta di mettere al mondo un neonato? Ovvero la più incontrollabilmente rumorosa forma di vita possibile? E non me li dipingi mai con i sensi di colpa per questa cosa?

I bambini che di notte, in cima ad un silos, A NON PIU’ DI 500 METRI DA CASA, hanno paura che il padre non li trovi

La scena del silos sfondato dall’interno, che sta lì e sembra gridare -EY, CIAO A TUTTI, SONO UN FIACCO ESPEDIENTE NARRATIVO!!-

Per tacere della scena del parto e di quella del pick up, roba da mettersi le mani nei capelli.

Insomma A Quiet Place – Un posto tranquillo, è una splendida occasione buttata

Commento finale:

A Quiet Place poteva essere un capolavoro, viste le premesse e tutta la sua splendida prima parte. Ma poi tutto viene buttato via e il film diventa banale, ripetitivo e imbottito di situazioni al limite dell’assurdo, per non dire del trash

 

Recensione a cura di Vincenzo Ruscio

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5.5

Mediocre

Pro

  • Una prima parte assolutamente affascinante

contro

  • Le premesse della prima parte vengono clamorosamente buttate nella seconda
  • Il (non) finale forse più brutto degli ultimi anni di cinema horror
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