a casa tutti bene

5.9

A casa tutti bene

Regista

Gabriele Muccino

cast

Stefano Accorsi, Carolina Crescentini, Pierfrancesco Favino, Claudia Gerini, Massimo Ghini, Giampaolo Morelli, Stefania Sandrelli, Gianmarco Tognazzi, Sandra Milo

sceneggiatore

Gabriele Muccino, Paolo Costella

produttore

Lotus Production, Rai Cinema

durata

105 minuti

Offerte
Data di uscita

14 Febbraio 2018

Le nozze d'oro di Alba e Pietro sono un'occasione speciale, un giorno in cui tutta la famiglia si riunisce nella vecchia casa sull'Isola d'Ischia. Ruggini, tensioni e vecchie ferite riescono tuttavia ad essere messe da parte. Ma il destino gioca un brutto scherzo agli innumerevoli personaggi: una tempesta impedisce la partenza dei traghetti, costringendo gli ospiti a prolungare la loro permanenza sull'isola. I guai, inutile dirlo, sono assicurati...

A casa tutti bene. Lo scacco matto di Muccino alla famiglia

Gabriele Muccino prosegue il palleggiamento tra terra natia (Italia) e terra promessa (Usa), portando in sala l’ipercorale “A casa tutti bene”. Un comedy-drama, direbbero gli americani. Drammone familiare per pubblico borghese, noi italiani. Ciò che conta è che dopo il secondo weekend la pellicola registra un incasso importante (circa 9.000.000 €), in virtù della robusta e mirata campagna promozionale (Festival di Sanremo su tutti).

Il senso della misura è senz’altro la matrice distributiva di questi primi due mesi del 2018. Molto contenuti quantitativamente e con uno sguardo affidato ai veterani Salvatores, Verdone, Nunziante e non solo. Dopo l’incontro tra i caciaroni e la classe dirigente (Cortellesi-Albanese), la solidarietà tra il vecchio ed il nuovo (Verdone), la rieducazione del padre (“Il vegetale”) e lo scontro tra le forze del passato e quelle del presente (“Sono tornato”), il cinema italiano propone un concentrato di tutte queste tensioni. La critica, è bene dirlo, non ha apprezzato. Quanto vale dunque l’ultima fatica di Muccino?

Coralità e claustrofobia

a casa tutti bene

Ma quanti sono? Impossibile contarli tutti. La foto qui sopra, così come la locandina, trasmettono immediatamente quel che sarà “A casa tutti bene”, ovvero un caleidoscopio di personaggi. La cerimonia consente loro di rivedersi e costringe gli sceneggiatori Muccino-Costella a tessere dialoghi su dialoghi che consegnino allo spettatore le coordinate per orientarsi. E la mappa parla molto chiaro: sono fondamentalmente divisi, eterogenei, distanti ma immersi in una situazione narrativa che spinge invece verso la comunione dell’emozione, la condivisione delle esperienze ed il racconto, esplicitato o sussurrato, della propria condizione. In questo senso il lavoro sui costumi e sul trucco è efficace nel trasmetterci lo “status” dei singoli componenti della famiglia (salvo forse un Accorsi un po’ macchiettistico).

Da un lato quindi una forte espansione drammaturgica, una serie di volti da valorizzare con scrittura scientifica e regia scandita, dall’altro una chiusura spaziale. L’imprevisto, una burrasca resa interamente dagli effetti digitali, prolunga il soggiorno sull’isola d’Ischia e porta i conflitti interpersonali in un’ossessiva gara di nervi. Il cinema dei conflitti, l’approccio atletico con cui Muccino segue le vicende dei suoi borghesi tormentati trova in questa cornice una buona efficacia. Gli appartamenti-labirinto dei film precedenti divengono antiche vie affacciate su un mare (quasi?) posseduto da forze magiche.

Generazioni a confronto

Ma chi sono? Genitori, nipoti, nonni, cugini, zii, coniugi, vecchie fiamme, fidanzati… Provare a ricostruire l’albero genealogico di questa famiglia senza cognome potrebbe essere più intricato della visione di un film di David Lynch. Questo forse uno dei punti deboli in termini di fruibilità dell’opera, che però si distacca dal brutale approccio con cui i prodotti popolari cinematografici vengono banalizzati e resi immediatamente traducibili (anche per il passaggio televisivo). Non siamo dinnanzi ad una scrittura rivoluzionaria ovviamente, ma nell’evoluzione del racconto salta subito all’occhio un certo tipo di ricerca, di dialogo tra generazioni.

a casa tutti bene

I vecchi ricchi, distaccati ma calorosi. I genitori poveri, infantili e/o disperati. Ed i giovani idealisti e cinici. “A casa tutti bene” (ri)propone uno spaccato abbastanza desolante (ma veritiero secondo chi scrive) sugli italiani di oggi, dialogando tra icone del passato (Sandrelli-Milo in relativa forma) e quelle del presente. E’ un film di corpi che covano rabbia, invidia e che si disperdono tra desideri e necessità. Praticamente metà della scuderia d’attori italiana prende parte a questo progetto, registrando importanti conferme (Giampaolo Morelli un cavallo su cui sicuramente si punterà molto nei prossimi anni) ed addirittura qualche sorpresa (Michelini-Solarino forse mai così brave).

Sussurri e… troppe grida

Ma cosa fanno? Ok, c’è la cerimonia, c’è l’imprevisto, c’è lo scacco matto del demiurgo che gioca con le sue pedine… e come le muove? “A casa tutti bene” è una strana bestia, un testo più ambiguo di quel che sembra. E l’ambiguità è una preziosa perversione, che si accolla però tutti i rischi del caso. Muccino articola il film in momenti in cui fa parlare le immagini, il montaggio, la musica ed incrocia tali strumenti con lo smarrimento psicofisico dei suoi personaggi. Tutto molto cinico, diretto e brutalmente sincero come dev’essere il buon cinema commerciale.

a casa tutti bene

Ma nei film di Muccino sappiamo che arriverà quel fatidico momento. Puntuale come un orologio svizzero, inesorabile come il volere di un dittatore giunge il tempo in cui i personaggi di Muccino urlano, sbraitano. Perdono il lume della ragione. Schiaffi, faccia a faccia accompagnati dalla camera a mano traballante, mogli sull’orlo di un precipizio (scena tragicamente più divertente finora del 2018)… La componente isterica del cinema di Gabriele Muccino la conosciamo e spesso è il punto nevralgico in cui la critica si distacca dalla visione del regista.

Senza alcun preconcetto bisogna semplicemente ammettere che a non funzionare in “A casa tutti bene” è proprio la virata di scrittura sopra le righe, la facile rabbia con cui il film getta per aria tutta la semplicità precedente. A peggiorare la situazione è inoltre l’atteggiamento con cui Muccino non trova il coraggio di fare un film amaro fino in fondo, preferendo il compromesso di chi punta il dito senza però indicare nessun reale colpevole.

Commento finale:

“A casa tutti bene” è un film dalla struttura interessante, di grande efficacia mediatica e dal cast importante. I temi ci riguardano da vicino. Il film è coi piedi nella realtà ma non trova il modo di porsi agli occhi dello spettatore come uno specchio deformato della contemporaneità. Le “urla” e i toni esagitati saranno anche un marchio di fabbrica, ma quando non giova alla resa finale è doveroso sottolinearlo.

Recensione di Lorenzo Re

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5.5

Mediocre

Pro

  • Cast azzeccato ed in parte
  • Ambientazione suggestiva

contro

  • Squilibrio tra intimità e rabbia esternata
  • Nessuna reale condanna per i condannati... poco coraggio?
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