El Royale

7.5

7 Sconosciuti a El Royale

Regista

Drew Goddard

Genere

Thriller

cast

Jon Hamm, Cynthia Erivo, Dakota Johnson, Chris Hemsworth, Jeff Bridges, Cailee Spaeny

sceneggiatore

Drew Goddard

produttore

Twentieth Century Fox

durata

141 minuti

Offerte
Data di uscita

25 Ottobre 2018

Sette estranei, ognuno con un passato da nascondere e un segreto da proteggere, si incontrano all’El Royale sul lago Tahoe, un misterioso e fatiscente hotel al confine tra California e Nevada. La notte del loro incontro sarà un momento decisivo: tutti avranno un’ultima, fatidica possibilità di redenzione.

#RomaFF13: “7 Sconosciuti a El Royale” è il film d’apertura della 13esima Edizione della Festa del Cinema di Roma. 

El Royale

Un senatore che picchia ferocemente una prostituta. Un uomo che scrive sulle pareti della sua stanza con i propri escrementi. Coppie che fanno sesso senza sapere di essere filmate dalla direzione dell’albergo. Questi ed altri ceffi hanno caratterizzato, in passato, gli innumerevoli ospiti di El Royale, questo grande hotel al confine tra California e Nevada, in precedenza un luogo in cui andavano a soggiornare tantissime celebrità, da Marilyn Monroe a Dean Martin.

Un luogo sinistro eppure elegante, fatiscente eppure misterioso. È un luogo che consente di preservare tutti segreti e soprattutto tutte le malefatte compiute in vita e di poter anche compierne ulteriori all’interno di esso. Con una location di simile potenza, se ne potrebbero raccontare tante, con tocchi di originalità e di freschezza narrativa. Niente di tutto questo.

Impianto Tarantiniano senza alcun tocco geniale

El Royale

Caratterizzato, va detto, da un’onesta derivazione, che mescola Tarantino ed i Fratelli Coen, “7 Sconosciuti a El Royale” è la tipica storia che comincia come un noir vecchio stampo, per poi sfociare in un gioco al massacro già visto in molteplici film. Comincia con un prologo ambientato dieci anni prima della vicenda principale, in macchina fissa e poggia delle fondamenta davvero interessanti.

Presenta, successivamente, i personaggi in maniera tradizionale. Ciascuno nasconde un segreto. E per questo c’è chi cerca di redimersi per via spirituale dopo una giovane vita in cui si è sporcato abbondantemente le mani di sangue. C’è chi è scappato dalle avances del capo per seguire i propri sogni di cantante, chi rivuole indietro una sorella che si dimostra oramai poco affettiva nei suoi confronti. E chi, semplicemente, rivuole indietro dei soldi che ha rubato in una rapina compiuta dieci anni prima e che si riallaccia al prologo iniziale.

Tra pulp e verbosità

El Royale

La prima parte, quella meno interessante, è disseminata dall’esplicitazione di questi segreti nascosti, di queste velate bugie, innescando anche dei colpi di scena per nulla scontati. Prosegue liscia, elegantemente aderente allo stile del film, permettendosi addirittura d’ironizzare e di seguire le varie prospettive dei personaggi.

La seconda parte è decisamente più interessante. Diventa più pulp. Emerge il gioco al massacro. E Goddard si permette di servirsene di questo elemento per far accrescere l’escalation della tensione in maniera piuttosto intensa. Soprattutto con l’entrata in scena di Chris Hemsworth nel ruolo di Billy Lee, sicuramente il migliore di tutto il cast, il quale interpreta un personaggio dai chiari ed evidenti rimandi a Charles Manson.

Chris Hemsworth in una delle sue migliori interpretazioni

El Royale

Dopo “Charlie Says”, presentato a Venezia, anche questo film di Drew Goddard, in apertura della Festa del Cinema di Roma, ambientando il film intorno al 1969 durante l’Amministrazione Nixon, riesuma la figura di Manson prima del 2019 oramai votato ad essere, cinematograficamente parlando, “L’Anno di Charles Manson”.

Il Billy Lee di Hemsworth è un guru hippie che manipola le psicologie delle povere persone che si aggregano nel gruppo che lui definisce “famiglia”. E, seppur in modo superficiale e non molto efficiente per quanto concerne la trama di fondo, regala un’ultima mezz’ora davvero concitata. Rispetto ad altri personaggi, è forse l’unico che in qualche modo può essere accostato in chiave personificata all’El Royale. Bello e misterioso, seducente e malvagio. Caldo ed accogliente come un bicchiere di whiskey, letale e pericoloso come una bottiglia di vino spaccata in faccia.

Ed è per personaggi come lui o come quello di Jeff Bridges (difficile trovare un altro attore recitare in un ruolo talmente scritto e costruito a sua misura come quello del prete Daniel Flynn – o forse qualcosa di più di un prete -), che “7 Sconosciuti a El Royale”, nonostante la propria autoindulgenza e degli elementi d’accatto che lo fanno somigliare a tutto per non somigliare a niente, è comunque un film godibile, elegante, scevro da pretenziosità ricercate.

Commento Finale:

“7 Sconosciuti a El Royale” è un film medio, godibile, una buona apertura per la Festa del Cinema. L’impianto e la verbosità alla Tarantino (soprattutto quella degli ultimi film) emergono senza però mai dare qualche tocco di genio. Si appoggia su solide basi del noir vecchio stampo, su convenzionalità già assodate. Il Billy Lee di Chris Hemsworth, però, è un altro interessante passo verso un 2019 contraddistinto, cinematograficamente parlando, dalla figura di Charles Manson.

Recensione di Ettore Dalla Zanna

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6.5

Okay

Pro

  • Elegante e lussuoso, perfettamente aderente alla scenografia che caratterizza l'hotel
  • Il Billy Lee di Chris Hemsworth
  • Impianto tarantiniano...

contro

  • ...ma molto carente di tocchi di genio
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