7,7

The Square

Regista

Ruben Östlund

cast

Claes Bang, Elisabeth Moss, Dominic West, Terry Notary

sceneggiatore

Ruben Östlund

produttore

Plattform Produktion

durata

142 minuti

Offerte
Data di uscita

9 Novembre 2017

Christian è l’elegante curatore del museo d’arte contemporanea di Stoccolma. Crede molto ad un singolare quanto ambizioso progetto: The Square, un’opera-quadrato che vuole far riflettere sul tema della fiducia. Uno spazio metafisico nel quale gli uomini condividono gli stessi diritti e doveri. Mentre il museo affida a due giovani creativi il compito di attirare l’attenzione dei media verso l’iniziativa, Christian cade in un vortice di avvenimenti che compromettono il suo incarico. Derubato, tormentato da una donna, in rottura con le figlie, tradito da un folle artista e dai suoi collaboratori… l’uomo perde progressivamente le proprie certezze e la promozione di The Square rischia di fallire miseramente.

The Square. Ridere e riflettere sui confini dell’arte e della vita.

Vi proponiamo questa recensione con colpevole ritardo, lo sappiamo. L’input è dunque un invito a recuperare “The Square” presso le rassegne e le proiezioni che sicuramente si prolungheranno fino alla prossima stagione. Siamo abbastanza sicuri che questo film sarà protagonista del dibattito culturale ed entrerà (non certo con la prepotenza di un blockbuster) nell’immaginario collettivo. O almeno nella memoria audiovisiva dello spettatore. Proviamo a spiegarvi il perchè.

Essere artisti-imprenditori oggi

E’ arrivato anche da noi. Ormai da diverse settimane (con discreto successo al botteghino) vediamo e/o leggiamo di “The Square” by Ruben Östlund, una delle figure più interessanti e lucide del nuovo cinema d’autore-borghese-commerciale-chic. Chiamatelo come vi pare, ma è certo che lo svedese sa come realizzare prodotti audiovisivi in grado di penetrare e dire la loro nella contemporaneità. Chi ha visto “Forza maggiore” ha già familiarizzato con l’astuzia di questo artista, il quale utilizza rigore tecnico e lentezza ritmica per farci cogliere tutte le sfumature di un (in)solito dramma familiare.

Qui la portata del discorso si fa decisamente più ampia. Differenti contesti culturali (Cinema e l’Arte in senso tradizionale). Fasce di pubblico mirate ma non rigide (cinefili, amanti dell’Arte, pubblico genericamente borghese). Una continuità stilistica che fidelizza al rimbalzo dei toni drammatici. Questi sono stati i punti di forza di una Palma d’Oro in grado di dialogare e divertire anche i non addetti ai lavori. Il Cinema impegnato che ci piace sempre vedere, un involucro colto che racchiude dentro di sé un’anima molto pop.

Da una parte la reggia, il museo, i discorsi sull’oggetto artistico in relazione alla sua natura ed alle modalità di ricezione in relazione al collocamento spaziale ed istituzionale. Dall’altra la storia di un galletto, di un Maschio che pensa di conoscere tutti i trucchetti con cui ottenere consenso intellettuale, col suo muoversi stereotipato da uomo affascinante di successo. Inutile dire che tutto si capovolgerà, divertendo e spiazzando lo spettatore in situazioni grottesche ma sempre a fuoco rispetto alle motivazioni di fondo.

 Se il progetto va male…

“Non so se l’avete notato venendo qui…” è una delle frasi con cui i membri del museo accolgono degli importanti ospiti. Peccato che il chiarimento sia riferito proprio all’opera principale, appunto The Square. L’arte rischia di non essere nemmeno notata, anzi quella porzione di mattonelle delimitate dal quadrato al neon non è un’opera degna d’attenzione finchè risiede al di fuori delle sacre mura del Palazzo Reale. Un concetto che il protagonista espone didascalicamente nella prima scena e che risuona come un martello pneumatico per tutti i 142 minuti.

Quindi il discorso non è più intrinseco all’oggetto, ma esteriore, extratestuale. Mediatico? Sicuramente. La sicurezza con cui il nostro faccia-da-schiaffi Christian affabula l’audience nelle dinamiche della realtà, tuttavia non si manifesta quando si tratta di comunicare attraverso artifizi, testi, messaggi ed immagini. In prima battuta le sue idee sono piuttosto ingenue o banali sul tipo di messaggio con cui guadagnarsi uno spazio sui principali medium di comunicazione (tanto che ci pensano altre persone). Osserva all’interno di un gigantesco fotogramma un’artista promettente, ma quando si lancerà nella performance farà danni incredibili. Ma su questo manteniamo il mistero perchè si tratta di una delle scene più spassose dell’anno.

L’esempio culmine di questa sua inadeguatezza è rintracciabile in una geniale scelta drammaturgica (sceneggiatura dello stesso Östlund). Dopo essere stato ingannato e derubato Christian segue la posizione del ladro tramite il GPS del suo cellulare: il furfante vive in un palazzo e, non potendo sapere in quale stanza si trovi, decide di lasciare un biglietto minatorio a tutti i condomini. Anche se la trovata ha inizialmente successo, verrà presto perseguitato da altri individui che, a causa delle accuse del protagonista, stanno passando dei guai.

… la vita è peggio!

Riassumiamo lo spunto narrativo sopracitato in “formula”? Elaborare un messaggio, consegnarlo alla collettività senza preoccuparsi dell’effetto, essere tormentato per questo (lo schema continua ma non facciamo spoiler). Un discorso tremendamente attuale ed incastrato alla perfezione nella narrazione, dandole un tocco quasi da thriller. “The Square” è una gran voce intellettuale, ma troppo poco abbiamo letto di quanto esso sia divertente, eccitante, fisico e satirico. La vera grandezza del film è proprio nel suo rompere i confini della masturbazione cerebrale ed invadere quelli della vita.

La discesa infernale di Christian non è poi tanto diversa dal percorso con cui il cinema più beceramente commerciale ci prende per mano e ci vende l’intrattenimento. Gag con preservativi (la scena più bella del film), artisti fuori di testa, donne che (forse) conservano lo sperma dei loro amanti, malintesi, equivoci, genitori in difficoltà… L’ultima Palma d’Oro è una grande satira sull’uomo e più precisamente sul Maschio e sul Padre. Invitiamo nuovamente alla visione di “Forza maggiore”. Per partecipare alla messa in crisi di Ostlund sulla virilità, sulla fuga maschile dalle proprie responsabilità e sulla perdita progressiva delle certezze quotidiane.

Lorenzo Re

Commento finale:

“The Square” è un film su cui i cervelloni dell’arte contemporanea hanno già speso fiumi d’inchiostro. E d’altro canto è stato ben recepito e coccolato da cinefili e soprattutto dagli spettatori in genere. Non lasciatevi spaventare dalla provenienza o dalla durata ed andate in sala a vedere questo bellissimo film. Arte ed intrattenimento sono ancora alla portata di chi non ha paura di lasciarsi sopraffare dal flusso dei fantastici fotogrammi di Östlund. 

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