Death Note

4.7

Death Note

Regista

Adam Wingard

cast

Nat Wolff, Margaret Qualley, Keith Stanfield, Paul Nakauchi, Shea Whigham

sceneggiatore

Charley Parlapanides, Vlas Parlapanides, Jeremy Slater

produttore

Roy Lee, Dan Lin, Jason Hoffs, Masi Oka

durata

101 minuti

Offerte
Data di uscita

25 agosto 2017

Death Note. L’ultimo film targato Netflix ha fatto discutere fin da subito. Ecco la nostra recensione.

Un adattamento di stampo occidentale

A differenza dei precedenti film di “Death Note”, che riprendevano i medesimi elementi del manga nato dalla mente di Tsugumi Oba e dai bellissimi disegni di Takeshi Obata, il nuovo film del colosso Netflix cambia le carte in tavola e trasporta la storia di Kira in occidente. Negli Stati Uniti più precisamente.
C’è da fare quindi una doverosa premessa: cercate di non fare troppi paragoni con il manga o con l’anime, in quanto il film in questione è LIBERAMENTE ispirato alla storia. Molti fan non hanno tenuto conto di ciò, e si sono scagliati anche con toni violenti sia verso il film che il regista Adam Wingard.
Un evidente indizio sta appunto nell’ambientazione americana e nel cambio di cognome di Light da Yagami a Turner.

death note

Che cos’è Death Note

Il fumetto originale di Tsugumi Oba e Takeshi Obata ha fin da subito suscitato grande interesse (e polemiche) e ha favorito senza alcun dubbio scambi di opinioni su quanto sia giusto o sbagliato il lavoro che svolge Light grazie al quaderno della morte che trova.
Il suo impatto è stato talmente grande che in diversi paesi, come in Cina, è stato abolito il fumetto per “salvaguardare la salute mentale dei giovani”.

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Il punto forte dell’opera: cercare di far riflettere anche grazie al meraviglioso scontro mentale, e non fisico, tra Light e il suo nemico ELLE, considerato il più grande detective del mondo. Uno scontro che mette in gioco due menti brillanti, uno scontro nel quale vediamo due tipi di giustizie.
Da una parte quella di Light “Kira”, con la punizione di qualsiasi colpevole che quindi non merita di vivere nel mondo immaginato da lui. Un mondo dove la criminalità è cosa che fu. Dalla parte di ELLE invece troviamo la giustizia ideata dal sistema giudiziario, in cui il malfattore merita di essere processato per le azioni compiute.

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Mentre in questa versione…

Nel film di Wingard questo scontro, che è il punto principale di circa il 70% della storia e che dovrebbe creare grandi tensioni tra più parti, non esiste.
Anzi sì, ma per tipo 5 minuti. 5 minuti nei quali vediamo ELLE, interpretato da Lakeith Stanfield, che non fa altro che agitarsi e avere crisi come se fosse uno studente durante l’esame di maturità. Ho già scritto precedentemente che i paragoni con l’opera originale non dovrebbero essere fatti in maniera massiccia, ma per alcuni è doveroso farli.

Lo scontro tra ELLE e Light è il fulcro sul quale si basano gli intrighi e i sospetti per la maggior parte dell’opera.
Provate a pensare per esempio a “Romeo e Giulietta” senza però la tensione fra i Capuleti e i Montecchi. Ecco, questo è il “Death Note” di Netflix. Tutta la costruzione su che cosa siano effettivamente il bene e il male, e tutte le loro sfumature, non c’è.
Inoltre, la durata del film (101 minuti) risulta troppo limitata anche solo per poter raccontare l’incipit di una storia grande come quella di “Death Note”.

E come se non bastasse…

Altro elemento fondamentale è Ryuk, il Dio della morte, che lega Light alle conoscenze sugli dei della morte e sul Death Note stesso. Di conseguenza, dovrebbe essere un personaggio chiave in qualsiasi reinterpretazione, perché altrimenti chi mai potrebbe passargli il quaderno della morte la prima volta? Misa? Ah sì, c’è anche lei. Purtroppo.

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La figura di Misa (MIA in questo caso) nel film influenza il susseguirsi degli eventi e, a quanto pare, anche la situazione sentimentale del protagonista.
Le relazioni amorose nei film non sono mai un male intendiamoci, tranne quando risultano inadatte o sono troppo presenti. Mia porta a questo. Troppo presente e troppo incollata a Light, insieme in un vortice amoroso con alti e bassi e con, addirittura, musiche che richiamano le love story tra teenager.
Tutto ciò poteva essere benissimo sacrificato per poter caratterizzare meglio il personaggio di ELLE e il suo maggiordomo Watari, per esempio.
Invece notiamo uno stravolgimento anche sotto il punto di vista caratteriale di colui che dovrebbe essere calmo ma soprattutto un ottimo stratega che ha come obiettivo primario mettere Light in scacco matto. Dimenticate tutto ciò. Isteria e impulsività saranno gli elementi caratterizzanti della personalità del “più grande detective al mondo”.

Ma c’è qualcosa che si salva?

Sì, non tantissimo ma qualcosa di positivo c’è. La regia di Wingard, per quanto non risulti ai massimi livelli, resta pulita e lascia scorrere le scene senza appesantire lo svolgimento degli eventi. Si nota quindi un certo impegno da parte sua.
Anche il design di Ryuk, molto simile alla versione originale, risulta bello esteticamente.

Spoiler Alert!

Per poter uccidere una persona tramite il Death Note bisogna conoscere il nome, il cognome e il volto del diretto interessato. Bene, nulla di così complicato.
Peccato che Light, per poter manipolare e successivamente uccidere il maggiordomo Watari, scriva solamente quel cognome. Basta, nulla di più.
Tra l’altro, come si potrebbe facilmente intuire, potrebbe benissimo essere un nome falso per poter nascondere la sua vera identità. E invece no, lasciamo perdere le regole del Death Note. Benissimo proprio…

Commento Finale

Death Note” prodotto da Netflix risulta un film non riuscito. Tralasciando le divergenze (sia piccole che gravi), il film di Wingard soffre di una sceneggiatura con diversi buchi logici e con scene da Teen Drama che stonano con lo spirito del film in sé e per tutto ciò che narra.
Per chi volesse avvicinarsi a “Death Note” per la prima volta, si consiglia vivamente la lettura del fumetto.

Alessandro Vitale Lollo

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