Baby Driver

8.1

Baby Driver

Regista

Edgar Wright

Genere

Azione , Crime , Music

cast

Lily James, Ansel Elgort, Kevin Spacey, Jon Bernthal, Jon Hamm, Jamie Foxx, Flea, Sky Ferreira

sceneggiatore

Edgar Wright

produttore

Big Talk Productions, Double Negative, Media Rights Capital (MRC)

durata

112 minuti

Offerte
Data di uscita

7 settembre 2017

Un giovane e talentuoso pilota crede di essere il migliore nel suo campo. Costretto a lavorare per un boss del crimine, dovrà fare del suo meglio quando una maledetta rapina (destinata a fallire) minaccerà la sua vita, il suo amore e la sua libertà.

Baby Driver.  Puro intrattenimento, esaltato da un concetto di cinema nuovo, moderno, sonoro: destinato a divenire un cult.

Baby Driver

La verità è che su “Baby Driver” c’è poco da dire. Si può spiegare la musica? No, la devi vivere. Così come il Cinema puro. “Baby Driver” è entrambe le cose, per cui le parole risultano alquanto inutili.

Un’idea di Cinema nuovo, al di là di tutto

Edgar Wright, amante del un cinema di puro intrattenimento, ci regala un film capace di stupire, cosa divenuta assai rara. E non tanto per i twist della trama che gira e rigira in ogni film sono sempre gli stessi. Anzi, “Baby Driver” va sull’usato sicuro.
Una rapina colossale destinata a fallire. Una fanciulla in pericolo. Un eroe ombroso che si trascina dietro i suoi fantasmi. Sappiamo già come andrà a finire, eppure non riusciamo a scollarci dallo schermo. Non riusciamo a riemergere dall’immersione narrativa.

Baby Driver

Questo perché in “Baby Driver” il contenuto si fa forma, involucro per qualcosa di più. La storia sembra quasi un pretesto per raccontare il cinema in un modo nuovo, un Cinema sonoro. Un Cinema che suona con una straordinaria musica, con un fantastico sound design e con le immagini. Non a caso ho inserito questo film nel genere music.

Tante influenze racchiuse in un nuovo concetto

Avrete sicuramente già visto un eroe ombroso, taciturno, autista di rapine, in “Drive“. Avrete già visto corse spettacolari in auto in “Fast and Furious“. Rapine fallite come in “Heat“, fughe romantiche alla Bonnie e Clyde.
Ma non lo avete mai visto in questa maniera. Questo è cinema di livello superiore, dove ogni gesto, scena, rumore, movimento di camera, battuta è coreografata in una danza ritmata e incalzante. “Baby Driver” sembra proseguire nel solco scavato ultimamente da film come “Whiplash” e “La La Land“.

Baby Driver

Volete dire che avete mai visto una sparatoria a ritmo di musica? Dai! Ma di cosa stiamo parlando. Solo la soddisfazione sensoriale di sentire tanta armonia vale il prezzo di 10 biglietti per “Baby Driver”.
Sono curioso di sapere gli intellettualoidi radical chic cosa avranno da dire su un film come questo: sicuramente troveranno qualsiasi cosa fuori posto. Ma non fidatevi. Fidatevi dell’amore per il cinema e lasciatevi trascinare dal film di Edgar Wright.

Baby Driver

Non è un musical. In un musical la musica pervade ogni scena, risuona fintamente diegetica e teatrale, abbattendo la quarta parete con noi. In “Baby Driver” la musica è! ogni scena.
Realmente diegetica e sempre presente come fosse un altro personaggio. Incastonata con quella tecnica e quel ritmo che molto ricorda Guy Ritchie, contribuisce al contrario alla totale ipnosi ed immersione nel film. Non c’è nulla di teatrale. Tutto è puro cinema, con una quantità di effettistica ridotta all’osso.

Che sorpresa Edgar Wright!

Menzione speciale ancora una volta per Edgar Wright, che ha dato il meglio di sé. Ma questa volta non dietro la macchina da presa, bensì con carta e penna in mano.
La sceneggiatura è “di ferro”. Perfetta. Un orologio svizzero. Calibrata alla perfezione sul ritmo del film, dice quanto basta e lo dice in maniera mai banale ma sempre fresca e brillante.

Baby Driver

La verbosità ricorda i film di Tarantino, con la differenza che spesso lui rende il dialogo un momento di estraniazione e discontinuità rispetto alla narrazione. Il regista e sceneggiatore di “Baby Driver” invece non aggiunge nulla che non stia perfettamente nel filo narrativo e all’interno della scena.

Non ti basta? Guarda che attori!

Da Tarantino, che Wright ha conosciuto e con cui ha collaborato, sicuramente ha preso anche un’altra idea. Prendere volti noti e metterli al servizio di una storia grottesca e di un’idea di Cinema “altro”, visionario, talvolta stravagante.
Disarmante la potenza di Jamie Foxx davanti all’inquadratura, esaltante quella dello straordinario Kevin Spacey.

Baby Driver

Eppure c’è da dire che il ragazzino, Ansel Elgort, se possibile è ancora più bravo di loro. Talvolta capace di rubare la scena a questi mostri sacri. Il suo viso è perfetto, le sue espressioni ridotte all’osso anche.
Ma “Baby Driver”, se non ha già sperimentato abbastanza, sperimenta anche un livello superiore di recitazione cinematografica. Ogni gesto deve essere musicale, perfettamente ritmato e coreografato. E non come in un musical.

Baby Driver

Ok. Non è vero che su “Baby Driver” c’è poco da dire. La verità è che è difficile dirlo.
Andate a vederlo e basta, perché vi aspetta una nuova esperienza cinematografica. Grazie Edgar Wright. Grazie Steven Price, musico del film.

Commento Finale:

Baby Driver” è un film capace di stupire, cosa ormai sempre più rara.
Attingendo dall’usato sicuro, rielabora il concetto di cinema di intrattenimento in una forma avanguardistica e più che mai moderna.
Prendete la verbosità di Tarantino e unitela alla tecnica di Guy Ritchie. Prendete le coreografie di “La La Land”, mischiatele con la potenza di “Drive” e l’azione di “Fast and Furious”. Dategli quell’alone Crime-Romantico alla Bonnie e Clyde. Infine metteteci un po’ di pura ispirazione, di quella che sta alla base del vero Cinema, come della grande musica.
Forse nemmeno allora 
avrete capito la bellezza di questo film, sublimato dalla sapiente penna di Edgar Wright. Perfetto nella scrittura calibrata e mai banale di una sceneggiatura funzionante come un orologio svizzero. Impeccabile dietro alla macchina da presa.
Forse molti avranno da ridire qualcosa, ma “Baby Drive” è una figata. Se non si va al cinema a vedere film del genere…

Luca Sabbatini

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