Mauvais Sang. L’enfant prodige diventa un gigante

mauvais sang

Schivo, trasandato ed introverso nella vita, spavaldo, maniacale ed ambizioso sul set. Le due anime contrapposte del talento francese hanno già cominciato ad infiammare la critica e, soprattutto in seguito, l’opinione pubblica. “Boy meets girl” ha, in virtù dell’economia di mezzi e della sincera immaturità, restituito una limitata idea del suo autore. Volti per lo più sconosciuti vengono affiancati ora da nuove e vecchie star: Michel Piccoli (“La grande abbuffata”), Juliette Binoche (“Rendez-vous”) e Julie Delpy (“Detective”) prendono parte al progetto con estremo entusiasmo.

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Paradossalmente però non sono i grandi nomi a dividere critica e pubblico, a fare del giovane Carax un presunto autore capriccioso e megalomane . “Mauvais Sang” (banalizzato in Italia come “Rosso sangue”) ha richiesto trenta settimane di riprese ed il ritardo sulla lavorazione ha generato un inevitabile effetto domino. Persi i due celebri treni di Cannes e Venezia, il regista si deve accontentare del premio Delluc e dell’apparizione a Berlino, vetrine meno importanti rispetto alle intenzioni dei produttori. Dimostra inoltre di non saper stare all’interno dei budget, ma il consenso critico unanime rende decisamente meno amara la pillola. Il film viene accolto come un capolavoro.

Ragazzo incontra ragazza in un fanta-noir-apocalittico

In una Parigi scossa dai continui cambiamenti atmosferici provocati dal passaggio di una cometa, il criminale Jean perde la vita sui binari del metrò. I due soci, Hans e Marc (Michel Piccoli), sospettano che dietro la morte dell’amico ci sia la mano dell’Americana (Carroll Brooks) con la quale hanno un vecchio debito da risarcire. Per procurarsi l’ingente somma pensano di coinvolgere in una rapina Alex (Denis Lavant), figlio di Jean ed abilissimo nell’uso delle mani.

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Il ragazzo accetta di collaborare, deciso ad iniziare una nuova vita lontano dalla fidanzata Lise (Julie Delpy) e dal migliore amico Thomas (lo stesso Carax). Nel frattempo rimane estremamente colpito dalla visione di una ragazza, Anna (Juliette Binoche), che poi si rivelerà essere la ragazza di Marc. Il trio comincia a pianificare il furto: l’obbiettivo è rubare da un protettissimo laboratorio l’antidoto del retrovirus che genera l’STBO, malattia micidiale che colpisce chi fa l’amore senza sentimento. Nell’attesa del colpo Alex ed Anna passano la notte insieme, ma lei è innamorata del suo uomo e lascia deluso il giovane ladro.

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Il giorno seguente Alex scopre che Thomas e Lise hanno una relazione e poco dopo l’Americana prova a convincerlo a fare il doppio gioco. Durante la rapina Thomas avverte la polizia, ma Lise riesce a portare in salvo il proprio ex. Quest’ultimo torna poche ore dopo nel covo di Hans e Marc per dirgli dove ha nascosto la refurtiva. Ovviamente l’Americana è lì che lo aspetta: comincia un inseguimento in cui il protagonista scampa alla vendetta del boss, rimanendo tuttavia mortalmente ferito. Il giovane muore sotto gli occhi dei suoi soci, di Anna e di Lise.

Figlio del Tempo

Passato, presente e futuro. Tre dimensioni temporali che (ri)trovano splendore, definizione ed alchimia sotto l’autorevole volontà creatrice di Carax, il quale prefigura un corpo audiovisivo in cui omaggio citazionistico, lettura contemporanea e visionarietà perturbante si sostituiscono di continuo. Se “Boy meets girl” era soprattutto figlio del Cinema, “Mauvais Sang” raccoglie influenze ben più ampie ed eterogenee.

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L’intrigo e le sfumature non possono che riportare la memoria di ogni cinefilo al noir, sia francese che americano. Inoltre l’intera struttura narrativa rielabora quella di “Salty O’Rourke” di Raoul Walsh, non distaccandosi dalla semplicità e convenzionalità dell’intreccio. Il passato tormentato, il presente ostico, la femme fatale, il triangolo amoroso, i gangster… elementi cardine del ricco immaginario dell’autore, che si permette di evocare addirittura sottigliezze da cinema muto e gag del miglior Cinema slapstick.

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E poi ci sono ancora i vicoli parigini, i negozi e i libri di Alex che fanno da contrappunto alle superstrade moderne ed ai grattacieli fantascientifici di questa metropoli post-apocalittica. Instabile sia nel clima che nello stile, invasa dalle immagini, infestata dalle ombre dei suoi cittadini e soffocata dall’estremità dei colori pop. Carax non si discosta totalmente dalle nostalgiche evocazioni del suo debutto, ma ne limita l’imponenza per fare spazio a suggestioni e a timori contemporanei. Infondo il virus STBO altro non è che l’AIDS…

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Paura è desiderio

“Mauvais Sang” esterna le sue influenze e la provenienza cinematografico-letteraria dei suoi personaggi, così come decide di rendere facilmente codificabile le intenzioni del suo protagonista. Alex è ossessionato come il primo protagonista caraxiano dalla definizione e dal compimento di sé. Ed è vittima degli stessi fantasmi: ha un progetto concreto (cominciare una nuova vita), una necessità emotiva (poter amare sinceramente qualcuno) e dei problemi da cui fuggire (accettare il suo tormentato passato senza radici).

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Pur partendo da un’illusoria situazione di stabilità in cui Lise lo ama alla follia, decide di mollare tutto. Il motivo? Una donna, intravista negli specchi dell’autobus ha richiamato la sua attenzione. Ma è veramente Anna? Lo spettatore si pone questa domanda ma finisce con l’immergersi nello sguardo perdutamente ipnotizzato di Alex. Un Vedere carico di paura e desiderio, sollecitato e congelato dall’iconico personaggio interpretato dalla Binoche.

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L’incontro eccessivamente prolungato in “Boy meets girl” si manifesta nuovamente in un vortice di parole, sogni e ricordi. Un gioco dei ruoli dove l’innocente Anna si rivela un’astuta manipolatrice, in quanto pensa unicamente alla salvezza del suo amato. Gli amanti non hanno ancora trovato in questo secondo lungometraggio la chiave d’accesso per la purezza e l’autenticità del sentimento, dell’amore vero. E forse non la troveranno mai lascia intendere Carax con l’escamotage del virus, malattia che passa per il corpo ma nasce nella corrotta morale delle persone.

Vedere, consumarsi, frammentarsi

La sensibilità moderna di Carax lo porta a giocare, oltre coi contenuti drammaturgici, anche con immaginari tangibili. L’autonomia con cui ogni immagine vive di vita propria e contiene tutto il necessario per la continuazione della “fiction” fa pensare al fumetto o al decoupage, rafforzati ovviamente dagli accesissimi colori. In più ci sono segmenti da cinema muto, schegge da videoclip, estetica pubblicitaria…

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Il francese mette in scena un mondo bagnato, dalla testa ai piedi, d’immagini. Si colloca nella tendenza post-moderna del “contagio” tra arti e linguaggi alti (Pittura, Letteratura e Cinema) e bassi (pubblicità, videoclip…). Ma senza la componente ludica alla Tarantino. La dominante presenza dello sguardo Carax è accompagnata dalla perdita della comunicazione e dall’incapacità di cogliere il reale, di catturarlo nei bordi del fotogramma. Così abbiamo personaggi che da bambini si credevano muti, che fanno i ventriloqui ed inquadrature che, pur comprimendo all’interno tutti gli elementi del fittizio, lasciano trapelare nel fuori campo un reale impossibile da definire.

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Ciò che affascina ancora oggi è dunque l’innata capacità del regista di tradurre per immagini le riflessioni di un mondo che con l’immagine si autodefinisce e si autocelebra. I numerosi primi piani, la piattezza dei volumi e la ridotta profondità di campo conferiscono a “Mauvais Sang” un continuo senso di bidimensionalità, esibito risultato di un’ossessiva cura formale. Ma il discorso non si ferma, anzi vira all’autosabotaggio. L’impianto si fa talmente fittizio da sfruttare tutte le possibilità linguistiche del Cinema (fuori fuoco, inquadrature dall’alto e situazioni narrative) per deformare quegli stessi corpi resi precedentemente iconici e geometrici. Vedere è una centrifuga fisica, sensoriale e psicologica che mette quasi paura.

 

 

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