Takeshi’s Castle: il game show più celebre al mondo, realizzato da uno dei più grandi registi del cinema giapponese.

Di Takeshi Kitano avrei potuto sviscerare in profondità ogni parte della filmografia. Partire dagli esordi con il celebre “Violent Cop“. Descrivere la sfumatura quasi “wellesiana” intrinseca in un film come “Hana-Bi“. Trattare di un capolavoro della storia del cinema come il magnifico, mastodontico “Dolls“.
Niente di tutto questo. Oggi si parla di un altro capolavoro realizzato da quel grande artista che è Takeshi Kitano. Oggi si discute del più grande game show della storia della televisione. Celebre in tutto il mondo.
Oggi si parla di “Takeshi’s Castle“.

Takeshi's Castle

Preamboli Biografici

Nato nell’immediato dopoguerra, il 18 Gennaio 1947, il piccolo Takeshi Kitano vive un’infanzia piuttosto complessa.
Questa dovuto sì a motivi familiari. Ma soprattutto, come tutti gli altri giapponesi, pur essendo nato dopo la guerra ha fin da subito, dovuto portare il peso della seconda guerra mondiale.
Un peso che racchiude tutto ciò che ha causato l’imperatore Hirohito e soprattutto tutto ciò che ha causato quelle due bombe atomiche sganciate dagli Stati Uniti D’America contro il Giappone. Prima Hiroshima (6 Agosto 1945). Poi Nagasaki (9 Agosto 1945).

Takeshi's Castle

Tralasciando i motivi storici della sofferenza di Kitano, torniamo ai motivi familiari.
Il piccolo Takeshi Kitano è figlio di Kikujiro (nome che Kitano sceglierà per uno dei propri personaggi). Il padre di Kitano era un pittore e decoratore alcolizzato e dal carattere violento. Kikujiro era costretto ad accettare qualsiasi lavoro secondario pur di portare a casa i soldi necessari alla famiglia, anche se gran parte dei propri guadagni li spendeva con donne e alcool. Fu così che, quando ancora Takeshi era piccolo, il padre se ne andò di casa. Kitano si trasferisce da piccolo con la madre e i fratelli a Senju.

Le difficoltà nel quartiere Senju e la passione per la comicità

Senju è un quartiere rinomato ma per motivi decisamente negativi. Infatti, è uno dei quartieri più poveri di Tokyo. Le difficoltà incontrate in questo periodo e la forte diffusione di cosche mafiose nel quartiere segneranno per sempre Kitano. Molte delle cose che vivrà in questo periodo si riverseranno in maniera massiccia in tutta la futura filmografia.
Da adulto, Kitano decide di lasciare l’università, e, dopo avere svolto lavoretti per sbarcare il lunario, nel 1972 lascia la famiglia.

Takeshi's Castle

Si trasferisce ad Asakusa, un famoso quartiere di Tokyo, sperando di diventare un comico. Takeshi viene assunto al Français, un night club nel quale fra uno spogliarello e altro, fra un numero e l’altro, si esibiscono dei comici di cabaret. Kitano vi trova lavoro come inserviente. Per caso, una sera, la spalla di uno dei comici non può salire sul palco e così viene chiamato il giovane Kitano a sostituirlo.

Da allora il regista rimane per molti anni in quel locale, dove impara la danza, la recitazione e tutto il teatro satirico classico giapponese sotto l’ala protettrice del famoso comico Senzaburo Fukami. Kitano stesso racconterà questa sua esperienza formativa nel libro autobiografico intitolato “Asakusa Kid“. Un’esperienza formativa che, a detta sua, gli tornò molto utile.

Nascono i Two Beats. E’ arrivato Beat Takeshi!

Abbandonato il Français, Kitano ed un suo amico, Kaneko Kiyoshi, formano il gruppo chiamato Two Beats specializzandosi in manzai. Numeri comici a due tipicamente giapponesi nei quali uno è retto e severo, l’altro sciocco e divertente. Molte delle battute di questi numeri si basano su fraintendimenti, giochi di parole, calembour e simili.

Takeshi's Castle
Kitano al tempo dei Two Beats

Il duo ottiene sempre più consensi arrivando a monopolizzare l’etere televisivo Giapponese con un picco di popolarità nella metà degli anni ottanta. Kitano rimane tutt’oggi come uno dei volti più conosciuti del mondo televisivo Giapponese.

Qui, la nota biografica del Maestro si conclude. Almeno per ora. S’interrompe a metà anni Ottanta. Nel momento televisivo più alto della carriera di Takeshi Kitano.

Un’idea giusta, nel posto giusto, al momento giusto

Fūun! Takeshi-jō. Traduzione letterale: Turbolenza! Il castello di Takeshi.
L’idea di base per la costruzione dello show è rintracciabile proprio nel finale del game show, lo Showdown. Un gruppo di sopravvissuti, superate tutte le prove, guidato dal Generale Lee (interpretato da Hayato Tani), assale il castello del conte Takeshi. Questa era l’idea di base dalla quale ne è stato tratto l’intero game show.

Takeshi's Castle

Un gruppo iniziale di 100 concorrenti deve affrontare una serie di prove di resistenza. Il gioco era piuttosto variegato e complesso.
Una gigantesca pantomima fatta di rulli, gommoni, pietre scivolose, palle gigantesche pronte per buttarti in acqua, con l’aggiunta, anche, di migliaia di musiche. Infatti in “Takeshi’s Castle” sono state utilizzate una grande varietà di brani, che spesso sono presi da film, programmi televisivi, serie televisive, videogiochi ed anime. Tutte queste canzoni si possono sentire come sottofondo durante le sfide.

Non c’è niente da fare. Il gioco che rimarrà celebre nella storia di “Takeshi’s Castle” è lo Showdown. Non solo perché climax di puntata ma anche per una chicca: il conte Takeshi, il villain del game show, è interpretato da Kitano stesso.

Takeshi's Castle

Takeshi, con i suoi sgherri e i concorrenti rimasti dalle precedenti prove con il Generale Lee si fronteggiano con delle pistole laser o ad acqua. Se i concorrenti vincono il castello viene automaticamente espugnato.

Ma “Takeshi’s Castle” non è solo lo Showdown. Ecco una sequela di alcune celebri prove del game show della TBS.

Alcune celebri prove del game show

  • Bridge Ball: prova chiamata nella sua versione originale come “Lo Stretto di Gibilterra”, prevede un attraversamento di un ponte sospeso molto instabile da parte dei concorrenti, i quali devono tenere in mano una palla dorata lanciata dal Generale Lee. Oltre a cercare di non cadere, i concorrenti devono evitare le palle nere lanciate dagli sgherri di Takeshi.
  • Deep Float: gioco di corsa ambientato in mare, con inizio in una spiaggia. I concorrenti, con tute di salvataggio, devono cercare di rimanere in equilibrio su delle piccole piattaforme. Il gioco è reso difficile da due fattori. Il primo è che le piattaforme presenti nel percorso sono molto piccole e facilmente affondabili Mentre il secondo è rappresentato che, nel percorso, due sgherri di Takeshi, ostacolano i concorrenti cercando di spingerli in mare.
  • The Dragon Lake: chiamato anche “Heaven and Hell”. I concorrenti, lanciandosi e dondolando appesi ad una fune, devono atterrare su di una piattaforma rossa senza cadere nel fango, partendo da un’altra piattaforma.
  • Final Fall: gioco in origine conosciuto come “The Man-Eating Holes”, dove i concorrenti devono buttarsi in buchi senza finire in quelli col teschio, dove sono presenti gli sgherri di Takeshi, o verranno eliminati. Se entrano nei buchi esatti, finiscono dritti al terreno per il gioco “Showdown”.

Altre prove

  • Il celebre High Rollers: i concorrenti devono oltrepassare una sequenza di sette rulli giganteschi rotanti saltando da uno di questi all’altro cercando di non cadere di sotto.
  • Honey Comb Maze: i concorrenti devono avventurarsi in un labirinto con celle esagonali e raggiungere la via d’uscita senza essere catturati dagli sgherri di Takeshi e cercando di non sbagliare strada. Tutte le uscite tranne una conducono ad una pozza fangosa. Se un concorrente viene catturato dagli scagnozzi, essi assumano due diversi comportamenti. Se il concorrente è un uomo, viene buttato nel fango. Nel caso di concorrente femminile, una donna, le viene imbrattato il volto con vernice nera, mostrandole però la strada giusta da seguire. Il labirinto può essere di due tipologie differenti: il primo, è composto da 12 celle nelle quali sono presenti due scagnozzi. L’altra tipologia, è quella a 18 celle, nella quale sono presenti tre scagnozzi.
  • Knock Knock: i concorrenti devono superare una serie di porte cercando di evitare quelle finte o sbarrate. In apparenza le porte sono tutte uguali, coperte da una sagoma di cartone. Il concorrente deve lanciarsi contro la porta a tutta velocità. Se la porta è di cartone la sfonderà e potrà passare alla serie successiva, in caso contrario sbatterà contro un muro o finirà in una rete. Alla fine bisogna prendere una pallina a testa in un grande contenitore pieno di farina. In alcune versioni ci può essere uno sgherro di Takeshi da evitare.
  • Mushroom Trip: i concorrenti devono rimanere aggrappati a un grosso fungo volante.
  • Skittles: a seconda del numero estratto, i concorrenti vengono travestiti da enormi birilli e devono rimanere in piedi mentre uno sgherro di Takeshi lancia un’enorme palla da bowling mirata a colpirli.
  • Skipping Stones: i concorrenti devono arrivare dall’altra parte del fiume saltando su delle pietre affioranti dall’acqua. Alcune di queste sono fisse, altre solo galleggianti.

Altre prove/2

  • Slip Way: il concorrente deve spingersi su di una tavola cercando di raggiungere la zona “goal” e non cadere nell’acqua. Se la tavola si ferma prima del dovuto, spunta uno sgherro calvo che scaraventa malamente il concorrente in acqua. In alternativa il concorrente finisce in acqua se la spinta è così forte che riesce a superare il Goal superado più del dovuto il margine della Goal Zone cadendo in acqua.
  • Sumo Rings: a seconda della pallina estratta, i concorrenti devono far cadere l’avversario (abbinato alla pallina) dal ring di sumo.
  • Velcro Fly: i concorrenti, vestiti con una tuta di velcro, devono riuscire, lanciandosi con una fune, ad “appiccicarsi” ad una parete, anch’essa fatta di velcro.
  • Walk The Plank: la coppia deve attraversare un ponte simile ad un vibrafono, senza cadere nel fango.
  • Wipe Out: i concorrenti devono riuscire a non cadere da un surf sospeso su di un lago evitando i vari ostacoli.

Takeshi’s Castle nel mondo

“Takeshi’s Castle” è stato esportato e commentato in vari paesi del mondo. Soprattutto in Italia.
Takeshi’s Castle” è stato trasmesso per la prima volta all’inizio degli anni novanta grazie alla Gialappa’s Band, che, nel suo Mai dire Banzai ne commentava gli episodi, inframezzandoli con estratti di un altro programma giapponese, The Gaman di Fuji TV, in stile blob. Successivamente il programma è stato commentato da diversi altri personaggi televisivi, sulla base dell’edizione ridotta britannica, su vari canali. In Italia, tra i commentatori dello show, si possono ricordare Lillo & Greg, il Trio Medusa Marco Marzocca e Stefano Sarcinelli.

Non solo sono state messe in onda numerose repliche, ma “Takeshi’s Castle” ha ispirato moltissimo i game show contemporanei. Il gioco dei rulli, il labirinto, il gioco con gli enormi birilli, la Velcro Fly sono diventate così iconiche da essere riprese in numerosi game show. “Wipeout“, game show della ABC, è un grande esempio di ripresa di numerose prove dello show giapponese.

Takeshi Kitano è uno di quelli che aveva già fatto la storia. A metà anni Ottanta, era diventato un’icona in Giappone. Negli anni successivi, sarebbe diventata un’icona anche nel resto del mondo. Dove? In campo cinematografico. Ma questa è un’altra storia. Annata 1989: una storia che legherà tra di loro, il comico Beat Takeshi, un ruolo drammatico, prima prova di regia ed Enrico Ghezzi.

Ma questa, come scritto sopra, è un’altra storia.

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