Una doppia verità. Un efficace thriller giudiziario per la stagione estiva.

Una doppia verità

  • Titolo originale: The Whole Truth
  • Paese di produzione: USA
  • Anno: 2016
  • Genere: Thriller, Drammatico
  • Regia: Courtney Hunt
  • Sceneggiatura: Nicholas Kazan
  • Interpreti: Kenau Reeves, Renèe Zellweger, Jim Belushi, Gabriel Basso, Gugu Mbatha-Raw
  • Casa di produzione: PalmStar Media, Whole Truth Productions
  • Distribuzione: Videa (Italia)
  • Data di uscita: 15 Giugno 2017

A New Orleans si svolge un delicato processo con protagonista il giovane Mike Lassiter (Gabriel Basso), il quale ha confessato di aver accoltellato il padre Boone (Jim Belushi). Il ragazzo, che da quel giorno non ha più detto una parola, è difeso dall’avvocato-amico di famiglia Richard Rasmey (Keanu Reeves) sotto richiesta della sofferente vedova Loretta (Renèe Zellweger). L’aula diventa il teatro di una delicata partita a scacchi dove nuove informazioni vengono progressivamente alla luce, delineando la personalità del defunto padre, marito ed amico.

Semplicità ed intuizione, le formule del successo

Una doppia verità

Fare e vendere il Cinema è una sfida non da poco, nel periodo storico che stiamo vivendo. Ciò viene avvertito non solo dagli addetti ai lavori, ma anche dal difficile pubblico. In tale contesto uno dei tanti volti produttivi è quello di puntare su modelli narrativi ben consolidati, radicati nel nostro immaginario, che offrano insomma una sorta di assicurazione sul tipo di esperienza che si sta per vivere quando le luci si abbassano e la storia ha inizio.

Il dramma giudiziario è un format che ci piace parecchio per la sua capacità di essere contemporaneamente solido ed elastico: sappiamo che la vicenda è fondata su temi ricorrenti come l’universale e sempre attuale ricerca della verità, sul rapporto tra istinto umano e legge, tra individuo e società, ma esistono anche infinite vie per ottenere l’effetto spettacolare desiderato. La televisione ed il Cinema si sono lanciati spesso nelle pratiche procedurali. Ed il secondo film della brava Courtney Hunt riesce ad inserirsi nel filone con quell’umiltà e razionalità da “operaio dello spettacolo”. La pellicola si regge su pilastri semplici ed essenziali, ma non cade mai nella scontatezza. Riesce ad offrirci per la prima volta sempre la stessa cosa, e questo si chiama buon Cinema commerciale.

Una doppia verità per un doppio enigma

Una doppia verità

A tenerci incollati allo schermo, oltre all’intelligente regia, è un cast veramente da applausi. Keanu Reeves (già visto in un ruolo analogo nel citato “L’avvocato del diavolo”) indossa perfettamente i panni dello scaltro avvocato, sempre o quasi in scena eppure così misterioso e schivo; James Belushi è una bella (ri)scoperta nel ruolo di defunto (evocato tramite il meccanismo a puzzle del flashback) e soprattutto geniale è Renèe Zellweger. Quest’ultima diviene sempre più decisiva dal punto di vista drammaturgico ma è la sua presenza fisica il vero centro d’interesse.
Forse la sorpresa è dovuta al fatto che parliamo di una star passata in secondo piano negli ultimi anni e cambiata anche nei lineamenti.

Un mezzo suicidio mediatico che però si rivela efficace nel dar vita a un personaggio indecifrabile dal punto di vista psicologico ed anche visivo: il suo volto camaleontico intrattiene con la videocamera una seducente danza dove lo spettatore è stuzzicato sia dalle fragilità e dall’enigma del personaggio, sia da quel gioco col quale si relaziona con le rassicuranti e familiari icone del grande schermo. In questo caso parliamo di un’attrice che non è più veramente lei. Non offre istintivamente l’immagine della donna divertente e intraprendente che l’ha contraddistinta in passato. Anzi, si è trasformata in qualcos’altro che ancora non conosciamo. L’identità sfuggente dell’attore-personaggio è uno dei colpi di genio di questo leggero e riuscito thriller.

Una doppia verità

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Pros

  • Un cast perfetto che comunica in modo efficace con lo spettatore
  • Ritmo azzeccatissimo
  • Uno di quei thriller dove davvero non vedi l'ora di scoprire la verità

Cons

  • La sua forma narrativa lo porta ad essere ripetitivo

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