La bellezza del silenzio: cinque film privi di dialoghi (o quasi)

Quando è il silenzio a dire più delle parole…

Silenzio

Ormai nel Cinema non viene più contemplata la bellezza del silenzio.

Quando negli anni venti del ventesimo secolo il sonoro iniziò a prendere sempre più piede nell’industria cinematografica e divenne una consuetudine, fu come se su quell’industria si fosse scatenata una tempesta. Registi abituati a far parlare solo le immagini si trovarono nella condizione di dover rivedere completamente il loro modo di lavorare.
Molti furono inghiottiti da questo cambiamento e di loro non si seppe più nulla. Altri, primo fra tutti Alfred Hitchcock, usarono la loro esperienza nel cinema muto come una palestra. Produssero film che, pur non rinunciando al sonoro, usavano come veicolo di attrazione per lo spettatore le inquadrature e il loro contenuto.

Quel che è certo è che da allora il sonoro è diventato un pilastro fondamentale nel mondo dell’audiovisivo. Forse anche troppo, dato che a volte capita di assistere a dialoghi improbabili e telefonati, scritti da sceneggiatori mediocri per registi altrettanto mediocri.

Tuttavia non di rado alcuni autori si sono resi conto della grande bellezza del silenzio e della sua grandissima espressività. Se i film completamente muti nella modernità quasi non esistono, abbiamo assistito diverse volte a film che hanno rinunciato al dialogo. Senza scomodare i casi più famosi come “Ballando Ballando” di Ettore Scola o “The Artist” di Michel Hazanavicius, ecco a voi cinque film in cui i protagonisti non parlano (o lo fanno pochissimo).

“Moebius” (Kim Ki-duk)

Silenzio

Questa oscura opera del genio coreano racconta della disfunzionalità di una famiglia borghese. Lo fa spingendo all’estremo i temi raccontati, fra evirazioni, incesti e stupri. Qui la mancanza di dialoghi registra la totale incomunicabilità fra i personaggi, il crollare dei rapporti. Tutti si esprimono solo attraverso i loro pianti, i loro orgasmi, le loro urla di dolore o piacere. Un film estremo e complesso che mette in scena una violenza difficilmente digeribile e dei sottotesti non immediati.

“The Tribe” (Myroslav Slaboshpytskiy)

Silenzio

Questo film è davvero un caso unico e non solo perché il suo regista è dotato di un cognome di leggendaria impronunciabilità. Le vicende ruotano attorno al giovane Sergey e alla sua pericolosa iniziazione al mondo del crimine, tra prostituzione e violenze continue. Il classico film est-europeo insomma, carico di atmosfere plumbee, disagio post-sovietico e mal di vivere come se piovesse.
Dov’è quindi l’unicità del film? Semplice, nel fatto che il protagonista è sordomuto, vive in una scuola per ragazzi sordomuti e tutti i personaggi si esprimono esclusivamente attraverso la lingua dei segni. La visione non è neppure accompagnata da sottotitoli. Se questo elemento ha il pregio di rendere unico il film, ha il demerito di renderlo anche pesante e difficile.

“AAAAAAAAAH!” (Steve Oram)

Silenzio

Il film più grottesco di questa lista è probabilmente degli ultimi vent’anni (a partire dal titolo). Nel mondo di Oram gli esseri umani sono ormai regrediti allo stato di scimmie. Si esprimono solo con urla e versi scimmieschi e lottano fra di loro per il territorio, ormai privi di ogni legge morale. Una commedia nerissima e a tratti violenta nonché una satira spietata sulla nostra società.

“L’illusionista” (Sylavain Chomet)

Silenzio

Chomet, non Neil Burger. Occhio a non confondersi. Questo meraviglioso film d’animazione narra del personale Sunset Bulevard di un illusionista senza successo nell’Europa degli anni ’50. Travolto dal cambiamento di un mondo, questo Jacques Tati animato (proprio Tati scrisse il soggetto molti anni prima della sua realizzazione) viaggia per l’Europa alla ricerca di un consenso che non arriverà forse mai. Un film maturo e malinconico, pensato per un pubblico sensibile capace di apprezzare un’animazione apparentemente imperfetta e il fatto che i personaggi parlino (quando lo fanno) quasi solo attraverso un grammelot incomprensibile.

“Samsara” (Ron Fricke)

Silenzio

Chiudiamo con un documentario. Uno di quelli veramente indimenticabili. Un viaggio attraverso 100 luoghi diversi del mondo, attraverso danze e cerimonie, sfarzo ed estrema povertà. La mancanza di qualsivoglia dialogo o testo descrittivo ci spinge ad un viaggio nella nostra interiorità, accompagnati da immagini suggestive e musiche meravigliose. Puro cinema di contemplazione che non risulta tuttavia mai noioso. Una gioia per gli occhi e il cuore.

[adsense] [adsense]

Eccoci alla fine, dunque. In questa minuscola lista cinematografica del silenzio avete trovato: un film orientale, un dramma dell’est-europa, una commedia nera assai grottesca, un film d’animazione e un documentario. Tutti accomunati dal fatto di essere privi (o quasi) di dialoghi. Tutti o quasi poco conosciuti e post 2000.

Restate su CineWriting per recensioni e news

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Vai alla barra degli strumenti