Madre! di Darren Aronofsky: ecco perché secondo noi è un film straordinario

Madre! è un film del 2017, ultimo capolavoro del regista statunitense Darren Aronofsky. Eppure, la pellicola, è stata tra le più criticate degli ultimi anni.

Jennifer Lawrence
Jennifer Lawrence in una scena del film

Settembre 2017. Madre! (Mother!), l’ultimo film scritto e diretto da Darren Aronofsky (già celebre per film rivelazione quali Requiem for a Dream e Il cigno nero), viene fischiato da pubblico e giuria alla 74ª Mostra internazionale del cinema di Venezia. Il che, forse, non sorprende più di tanto, se ci si ferma solo ad una prima impressione dell’opera, sorta sul finire della proiezione.

Madre!, d’altronde, è un film profondamente complesso e stranamente sconvolgente. È un’opera oggettivamente sfaccettata, difficile da comprendere, subito, a pieno. Ma è anche un’opera che, con la giusta analisi, apre gli occhi sulla realtà del mondo, sulla sua stessa essenza. Una pellicola che racchiude in sé un grido alla vita, forte e travolgente. Un grido che, di primo acchito, lascia esterrefatti gli spettatori, imprigionandoli in un crescendo di violenza e brutalità, fino al raggiungimento di un’apocalisse annichilente. Eppure, dopo, ripercorrendone i tratti salienti, li emoziona e zittisce.

Ed è proprio per questo che noi abbiamo deciso di guidarvi attraverso una ricostruzione dettagliata degli elementi che costituiscono questo film straordinario. Un po’ troppo screditato.

Lo scrittore e la moglie

Javier Bardem e Jennifer Lawrence

Javier Bardem e Jennifer Lawrence, lo scrittore e sua moglie

Il film Madre!, incredibilmente lento nelle prime inquadrature, eccessivamente prolungate, e nei primi dialoghi, inizia raccontando la quotidiana realtà di uno scrittore ormai privo di ispirazione (Javier Bardem) e di sua moglie (Jennifer Lawrence), dedita alla ristrutturazione della loro casa. La coppia, inizialmente, sembra vivere in una sorta di placido equilibrio, che tuttavia, ben presto, viene sconvolto dall’arrivo di una serie di figure piuttosto ambigue.

Queste, con la loro sempre maggiore, invadente, presenza, finiscono per sconvolgere la vita dei due coniugi, portando ad una vera e propria apocalisse finale. Le ultime scene del film sono caratterizzate, infatti, da una sconvolgente violenza, che racconta una nuova realtà confusionaria e catastrofica. Un’apoteosi che si conclude, tuttavia, con un ritorno alla calma iniziale: un nuovo inizio.

Un richiamo biblico

Michelle Pfeiffer e Ed Harris
Michelle Pfeiffer e Ed Harris (la donna e l’uomo) in una scena del film

Osservando il film, sicuramente, non si può fare a meno di notare, già in una prima analisi, la componente biblica intessuta all’interno stesso della trama. L’intera opera, infatti, per circa la metà della sua durata, altro non sembra che un racconto nel racconto: in una prima cornice vediamo la storia dello scrittore e di sua moglie, mentre, entrando nello specifico degli eventi, osserviamo una trama nascosta che ricalca pienamente gli avvenimenti del testo sacro.

Le figure presenti nella vicenda, dopotutto, presentano caratteristiche e comportamenti tipici dei personaggi della Sacra Bibbia. Come, ad esempio, l’uomo e la donna che per primi invadono la casa e la vita della coppia (e che, nei titoli di coda, verranno indicati proprio con questi appellativi di genere e non con nomi propri). Questi sembrano ricordare, nelle azioni e nel carattere, Adamo ed Eva. Questo diventa particolarmente evidente quando, nonostante gli sia stato intimato più volte di non entrare nello studio dello scrittore (paragonabile al giardino dell’Eden, come la casa stessa, che Jennifer Lawrence definisce letteralmente un “Paradiso”) e di non toccare il cristallo che lui vi custodisce (sorta di trasfigurazione della mela del peccato), questi disubbidiscono, per poi venire cacciati dalla dimora. A riprova di questo paragone c’è anche la scena del litigio tra i loro figli, che potrebbero essere così associati alle figure di Caino e Abele, che culmina con il fratricidio. Inoltre lo scrittore, chiamato poi “il Poeta”, può essere identificato nella figura di Dio (nei titoli di coda sarà infatti “Him”, ovvero “Lui”): un creatore, idolatrato da una serie di fan (rappresentazione dei fedeli).

Madre! come un grido alla vita

Una delle locandine del film

Se proviamo, tuttavia, ad entrare maggiormente nell’analisi e nella comprensione dell’opera, ci accorgiamo che l’elemento biblico di fondo non offre una risposta esaustiva a tutte le molteplici domande che sorgono osservando un’opera complessa come Madre!. Nonostante, infatti, la riscrittura del testo sacro sia uno degli elementi chiave alla base della narrazione, lo stesso Aronofsky affermò che, in parte, l’intento del film era quello di raccontare il rapporto tra l’uomo e la natura. Quest’ultima sarebbe, dunque, identificabile con la moglie dello scrittore: Jennifer Lawrence. Proprio lei è, infatti, la protagonista indiscussa della pellicola, a cui si deve il nome stesso: Madre. Durante la narrazione la vediamo infatti portare a termine una gravidanza, partorendo, nelle scene finali del film, un bambino.

Per il regista, la moglie dello scrittore, rappresenterebbe Madre Natura. Una personificazione che cura la casa (in questo caso trasfigurazione del mondo stesso) e tenta di proteggerla, rigenerando, in un ciclo continuo, quanto viene distrutto. Le prime ristrutturazioni che compie la donna sono dovute d’altronde ad un incendio che aveva rovinato la dimora della coppia, quelle successive, invece, ai danni portati dal progressivo avvento degli altri personaggi. L’apoteosi finale coinciderebbe quindi, secondo questa interpretazione, con la distruzione, da parte dell’uomo, della Natura stessa, reso evidente dal fatto che gli avventori tentano di appropriarsi di tutto ciò che le appartiene. Inoltre, la scena dell’improvvisa guerra, rappresenterebbe proprio l’emblema dei conflitti creati dall’uomo. Conflitti che hanno portato alla distruzione del Creato e dei beni datici da Madre Natura.

Madre!, contro l’idolatria?

Altri elementi concorrono però a caratterizzare l’ultima pellicola firmata da Aronofsky, come, ad esempio, la raffigurazione degli eccessi dell’idolatria, emblema di un amore eccessivo e smisurato.

Sarebbe questo il caso della cornice più esterna dell’opera, ovvero la storia del poeta, di sua moglie e della loro casa. L’eccessivo amore, da parte dei suoi fan, per quello che questo ha creato, per le sue opere, portano alla sovversione di tutto, alla distruzione dello stesso e della sua vita. Vediamo, ad esempio, nelle scene finali del film, un episodio di cannibalismo. I fedeli dello scrittore si cibano delle carni di suo figlio, secondo un atto quasi teofagico (la pratica, tipica di alcune religioni primitive, in cui si consumano cibi considerati divini, nel tentativo di identificarsi con la divinità stessa). O ancora, il paragone tra il poeta e i grandi scrittori, greci o latini, del passato, che lo identifica propriamente in un Creatore che, grazie alla propria Musa, riesce a donare qualcosa di unico e sacro. Un atto che, tuttavia, nel film lo accosta a un divo, come le grandi stelle del cinema, e mette progressivamente in mostra la sua vita privata, portando la moglie ad essere al centro di abusi di vario tipo.

Molteplici sfaccettature che sembrano sottolineare, nel corso di un film così unico, complesso e straordinario, le diversefacce dell’amore, idolatrico o appropriatore di tutto quanto viene donato e offerto. Un amore quasi nocivo, come quello tra lo scrittore e sua moglie, che, in una scena del film, quando il marito le dice di amarla, risponde: “tu non mi hai mai amata, amavi solo il mio amore per te”.

Un rapporto come quello tra l’uomo e la natura, vittima del suo appetito insaziabile.

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