Ha inizio il 15 novembre l’edizione 2019 di Filmmaker Festival

L’evento annuale Filmmaker International Film Festival, si rinnova questo novembre; al centro della manifestazione il cinema documentario e “di ricerca”. Dal 1980 questo festival si fa luogo di incontro per tutti coloro che sono interessati a scoprire nuovi artisti, nuove modalità di interazione col pubblico e nuove forme di linguaggio cinematografico. Tra i nomi che vengono presentati quest’anno per la prima volta al pubblico italiano ci sono autori diventati ormai dei maestri, come Ulrich Seidl, Frederick Wiseman, Rithy Panh e Errol Morris.

Filmmaker 2019
La locandina dell’edizione 2019 del festival

Il programma 2019 si articola in sei sezioni: Concorso Internazionale, Prospettive, Fuori concorso, Filmmaker Moderns, Fuori formato, Alain par Cavalier. Contando i film di apertura e di chiusura, i titoli presentati sono 99, di cui 31 anteprime assolute.

IL PROGRAMMA

EVENTO SPECIALE: APERTURA

Il 15 novembre l’apertura del Filmmaker International Film Festival è affidata a Nomad: In the Footsteps of Bruce Chatwin, di Werner Herzog. A distanza di trent’anni dalla morte del famoso scrittore e viaggiatore britannico Bruce Chatwin (in Italia i suoi numerosi libri di viaggio, tra cui In Patagonia e Le vie dei canti sono editi da Adelphi), Werner Herzog ne ripercorre i cammini, seguendo gli appunti di viaggio dei suoi quaderni. Il film non è solo un biopic di Bruce Chatwin, ma il racconto commovente dell’amicizia che lo ha legato al regista Herzog, il quale ha realizzato questo suo nuovo documentario mettendo in gioco tutto sé stesso e la sua passione per il cinema.

“Una lunga camminata nella memoria che si fa confronto tra gli universi poetici nomadi di due uomini che si sono nutriti del piacere – forse persino della necessità – di esplorare a piedi il mondo, le sue geografie fisiche e emozionali, convinti del potere magnetico e vitale del viaggio.”

CONCORSO INTERNAZIONALE:

Sono 9 le proposte per il Concorso Internazionale di Filmmaker International Film Festival 2019, firmati sia da giovani autori che da maestri del panorama cinematografico internazionale. Il risultato di questo palinsesto è un “mosaico di sguardi sul mondo”, per provare a interrogare e indagare la complessità del reale, riflettendo sui linguaggi e i fenomeni che agitano la contemporaneità. I temi e le forme sono diversi:

Cinema interdisciplinare e di dialogo fra le arti:

-Felix in Wonderland di Marie Losier à già presente a Filmmaker nel 2016 in onore della retrospettiva a lei dedicata, la regista torna a Milano con un nuovo eccentrico ritratto d’artista, dedicato alla musica di Felix Kubin e al suo strumento: il Korg MS-20.

Parsi di Eduardo Williams e Mariano Blatt à film argentino girato con le Go-Pro che realizza un’epopea sensoriale all’interno della comunità queer e trans brasiliana di Bissau. È un manifesto della fluidità estrema, della complicità.

Zeus Machine. L’invincibile di Zapruder filmmakersgroup à è il primo lungometraggio di uno dei gruppi artistici più originali sulla scena milanese, vicini al teatro e alle performances. È un progetto a episodi ispirato alle fatiche di Ercole che uscirà durante Filmmaker International Film Festival in prima mondiale. Si presenta come un film molto performativo, un vitalissimo cortocircuitare fra le forme d’arte già esplorate dai Zapruder.

Racconto dell’ansia da autorappresentazione:

Present. Perfect. di Zhu Shengze à il nuovo documentario della regista cinese, già premiata con il Tiger Award all’ultimo festival di Rotterdam. Il film conduce il pubblico a un’immersione ansiogena nel footage interamente registrato da siti live-streaming cinesi, dove il ritratto di una generazione in pixel chiede di farsi strada online in un mondo che la emargina. Milioni di cinesi usano il live streaming: tutti coloro che la società rifiuta, cercano di trovare contatto qui, tra frammenti di vite che si toccano fra loro.

-Piuccheperfetto di Riccardo Giacconi à esplora la crescita di Antonio, un adolescente italiano, che attraverso uno schermo digitale si ritrae nelle fasi della sua metamorfosi di crescita e costruzione identitaria. “Pubblica e proietta incessantemente diverse versioni di sé stesso, attraverso segni sul suo corpo, tracce sui social network e il rapporto con la telecamera che lo riprende”. È un film che come Present. Perfect. si fa racconto dell’ansia da autorappresentazione.

Urgenza della realtà:

-On va tout péter di Lech Kowalski à Il regista prende parte alle agitazioni operaie di una fabbrica francese minacciata di chiusura, raccontando dall’interno il senso della lotta e analizzando le disfunzioni dell’apparato sociale. Il film è stato proiettato al Festival di Cannes 2019 nella sezione Quinzaines des Réalisateurs

-Bitter Bread di Abbas Fahdel à Tra gli innumerevoli cittadini siriani che ha dovuto fuggire dal proprio paese, circa un milione e mezzo di loro si è stabilita nel vicino Libano. Il film documenta la sopravvivenza e la vita quotidiana in un campo profughi per rifugiati siriani nella valle Beqaa in Libano. La maggior parte degli abitanti delle tendopoli sono bambini e Fahdel ne testimonia con partecipazione lo spirito resiliente.

Cinema intimo, spontaneo e collaborativo:

-Un film dramatique di Eric Baudelaire à è il risultato di quattro anni di sperimentazione con gli alunni di una scuola media parigina.

-Nel mondo di Danilo Monte à il film si interroga su cosa significhi essere un uomo nell’affrontare la sfida della paternità e di una nuova vita che viene al mondo. In prima mondiale, questa opera è il diario personale del regista che testimonia il primo anno di vita del figlio.

FUORI CONCORSO

Sono cinque le proposte Fuori concorso dell’edizione 2019 di Filmmaker International Film Festival.

-A Dog Called Money di Seamus Murphyracconta il lungo viaggio intrapreso dalla musicista PJ Harvey e dal fotografo Seamus Murphy attraverso Kosovo e Afghanistan fino ad arrivare a Washington. Il film documenta il processo creativo e di ispirazione collettiva che ha portato alla registrazione del disco The Hope Six Demolition Project, realizzato dalla compositrice in maniera molto performativa.

-La strada per le montagne di Micol Roubini à con questo lavoro la regista cerca di indagare il passato della sua famiglia, facendo ritorno alla casa in Ucraina che lei ha potuto vedere solo da una fotografia scattata nel 1919. Il cinema ha in questo film il ruolo di riscrittura del proprio passato, di riappropriazione di un’identità passata che fino ad ora era una pagina mancante o incompleta.

-The Sky Over Kibera di Marco Martinelli à presentato in prima mondiale, il film è una riscrittura scenica della Divina Commedia ad opera del regista Martinelli e del Teatro delle Albe. Il progetto ha coinvolto 140 ragazzi kenyani dello slum di Kibera.

Tutto l’oro che c’è di Andrea Caccia à il film racconta il transitare, lungo il corso del Ticino, di varie vite che condividono uno spazio ed un tempo.

Varda par Agnès di Agnès Varda à il film è una sorta di masterclass, il film-testamento della regista francese. Ripercorre la sua carriera di artista: dagli esordi come fotografa al debutto nel cinema con La pointe courte (1955), offrendo al pubblico inediti dietro le quinte.

“Varda par Agnès ci accompagna in un’avventura spericolata nel cinema durata 65 anni e interrotta solo dalla scomparsa nel marzo di quest’anno.”

CONCORSO PROSPETTIVE

Questa sezione si propone come una fucina di idee, dove i partecipanti sono tutti under 35 e rappresenta la voglia di Filmmaker di intercettare temi, voci e forme di quelli che saranno i protagonisti della scena cinematografica degli anni a venire.

-A Calm Day di Jan Mozetič: girato al confine tra Svolenia e Italia, racconta la storia di ragazzi giovani e giovanissimi che subiscono indirettamente le conseguenze del conflitto che ha interessato tutta l’area dell’ex Iugoslavia.

-Prendere la parola di Perla Sardella: documenta il quotidiano di alcune donne immigrate che imparano l’italiano, concentrandosi sull’importanza delle singole parole.

-Lo spazio delle corde di Caterina Ferrari: 3 giovani donne raccontano in modo molto diretto la loro esperienza nel mondo del bondage, spiegando come questa pratica possa aiutare nella ricerca di sé.

For the Love I Show di Pietro Coppolecchia: racconta la storia di una coppia che si trova impossibilitata a stare insieme perché a lei è scaduto il VISA e deve quindi fare rientro negli Stati Uniti.

Astronomo di Giulio Melani: il film racconta un viaggio nello spazio, praticando una sperimentazione visiva e sul linguaggio, che crea un mondo fiabesco in cui lo spettatore è invitato a entrare.

LE-TOI-ILE di Alberto Baroni: una voce si chiede cosa siano lo spazio e il tempo.

Domani chissà, forse di Chiara Rigione: l’autrice torna nei territori vicini alle campagne dell’Abruzzo a lei famigliari e filma quei riti che stanno andando perduti, cercando i cambiamenti di un luogo che si è quasi completamente svuotato di giovani.

Quando sei con me di Andrés Testa Herranz: racconta la relazione tenera che si instaura tra gli anziani ospiti di un hospice e coloro che li assistono.

Giù dal vivo di Nazareno M. Nicoletti: esplorazione umana fra le mappe immaginarie di un mondo degradato, che l’autore è in grado di filmare costruendo una relazione diretta.

Lindiota di Chiara Arrigo: l’autrice indaga nel passato dei genitori alla ricerca dei loro fantasmi immateriali

-!Que Viva di Giulia Savorani: brevissimo corto che racconta la vita come sfida intrepida ricorrendo al simbolo di un toro durante la corrida.

The Pavillon di Gianluca Salluzzo: il film documenta un anno delle vite che si intrecciano nel padiglione dell’EXPO della Coca Cola, divenuto ritrovo della comunità filippina. Il regista si fa presenza discreta mentre testimonia l’incontro della comunità e il trasformarsi degli spazi e dei luoghi che cambiano nel tempo.

Sirio di Davide Palella: il film si interroga sull’umano e sulla natura, offrendo allo spettatore una serie di suggestioni che raccontano la sfida di esistere nel deserto dell’Almeria.

-C’è un lupo nel parco del re di Virginia Nardelli: la regista si avventura lungo i sentieri del Parco della Favorita a Palermo, reinterpretando il cinema d’osservazione.

Le proposte fuori concorso sono due:

-Asmrr molesto di Ilaria Pezone: lavoro con il quale la regista porta alle estreme conseguenze la sua ricerca sul cinema di prossimità.

-Amleto di Tekla Taidelli: il classico di Shakespeare reinterpretato dagli homeless di Milano.

EVENTO SPECIALE: CHIUSURA

L’ultima serata del Filmmaker International Film Festival è dedicata a uno dei grandi film dell’anno: Vitalina Varela di Pedro Costa, che ha già vinto il Pardo d’oro a Locarno e con cui il regista porta avanti la ricerca politica e formale già iniziata nei primi film.

Sono quarant’anni che Vitalina Varela attende un biglietto aereo per raggiungere il marito emigrato da Capo Verde a Lisbona. Quando però infine arriva in Portogallo, lui è già morto. In aeroporto trova ad accoglierla un coro di donne che le consiglia di tornarsene a casa. Vitalina si rifiuta e decide di scoprire il marito tramite i luoghi in cui ha vissuto negli anni in cui vivevano lontani. Il viaggio assume toni sempre più cupi mentre la donna si trova ad errare nell’incubo dell’emarginazione sociale, in un Paese che sembra rimasto fermo all’epoca coloniale, dove i manovali vivono nelle baracche e sono trattati come schiavi. Il film segue Vitalina che, nella notte, esplora gli archetipi di un Paese in cui la condizione umana è rimasta sospesa tra luce e tenebre, tra morte e vita.

LA GIURIA di Filmmaker

Giuria Concorso Internazionale

-Leonardo Di Costanzo

-Raffaella Giancristofaro

-Motus

Giuria Prospettive

-Maria Giovanna Cicciari

-Mattia Colombo

-Antonio di Biase

I LUOGHI DEL FESTIVAL

Arcobaleno Film Center, Viale Tunisia 11

Cinema Beltrade, via Nino Oxilia 10

Film Tv Lab, via S. Giovanni alla Paglia 9

TICKETS

Biglietto ingresso: euro 7,50

Abbonamento intero: euro 30 – Abbonamento ridotto: euro 25

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