Richard Speck: “Born to Raise Hell”

Richard Speck nasce nel 1941 in Illinois, dove vive un’infanzia infelice e turbolenta: il padre, a cui è molto legato, muore molto presto, e la madre si risposa con uomo violento che abusa verbalmente di Richard.
Speck diventa presto un alcolizzato e inizia a compiere diversi crimini, che non si fermano neanche quando si sposa e diventa padre.
Da anni vive ormai in Texas, e da qui prende un autobus diretto a Chicago: è il 9 Marzo del 1966.

Sono le 23 del 13 Luglio quando, armato di coltello, Richard Speck si introduce nell’edificio E. 100th St townhouse, adibito a dormitorio per infermiere.
Rinchiude per diverse ore nove ragazze in una stanza, per poi farle uscire a turno e ucciderle a coltellate o strangolandole. Violenta l’ultima vittima.

Nel frattempo, nascosta sotto un letto, si trova Corazon Amurao, l’unica sopravvissuta alla strage. La ragazza e l’avventore di un bar, con cui Speck aveva bevuto la sera del massacro, riescono ad incastrarlo due giorni dopo.
Messo alle strette, Richard Speck tenta il suicidio, ma viene portato in ospedale in tempo; lì viene riconosciuto dal medico di turno, che lo fa arrestare poiché ha riconosciuto un dettaglio ben preciso: un tatuaggio con la scritta “Born to Raise Hell“.

“Non era la loro serata”

Dopo l’arresto, gli avvocati si circondano di un team di psicologi e psichiatri, al fine di ottenere l’infermità mentale, anche perché Speck sostiene di non ricordare di aver compiuto gli omicidi.
Tuttavia, all’accusa non importa che ci sia o meno una confessione, poiché c’è un testimone chiave che ha visto tutta la scena, e le impronte digitali rinvenute nel dormitorio corrispondono.
Speck aveva, inoltre, comunque confessato gli omicidi al dottore che lo aveva soccorso la notte in cui aveva tentato il suicidio, e ciò basta a farlo condannare nel 1968.

Nel 1988 viene girato un video da una telecamera di sorveglianza: si vede Richard Speck che, interrogato riguardo i crimini, ammette di essersi divertito e, alla domanda sul perché lo avesse fatto, risponde “Perché non era la loro serata“.

Richard Speck muore di infarto nel 1991.

Angeli Violati (Violated Angels, 1967)

Appartenente alla corrente giapponese pink, il film mostra diverse ed esplicite scene di nudo e di violenza, anche se la maggior parte degli omicidi avviene off camera.
La trama vede un uomo solo e disturbato irrompere in un dormitorio per infermiere ed ucciderle una ad una, mentre la sua mente è costellata da pensieri che rivelano il suo bisogno di amore. Questa mancanza viene intuita dall’ultima ragazza, che solo così riesce a salvarsi.

Dieci minuti a mezzanotte (10 to Midnight, 1983)

Charles Bronson interpreta l’ufficiale di polizia Leo Kessler in questo thriller slasher ispirato agli omicidi di Speck.
Le prove raccolte dagli omicidi di diverse ragazze lo portano a sospettare di un maniaco sessuale che uccide le sue vittime scannandole con un coltello.
Kessler decide di farsi giustizia da solo poiché l’assassino, essendo malato di mente, non può essere condannato.

Chicago Massacre, 2007

In questo horror premiato al Beverly Hills Film Festival, Michael Feifer ripercorre tutta la vita di Richard Speck, dall’infanzia alla notte del massacro.
Speck intrattiene qui una relazione con Sharon, una delle infermiere che cadrà poi sotto i suoi colpi.
Nel film è presente anche il video del 1988 in cui Speck non mostra alcun rimorso per ciò che ha fatto.

American Horror Story: Murder House (2011)

Nel secondo episodio della prima stagione della serie antologica ideata da Ryan Murphy, un uomo irrompe nella famosa Murder House e uccide le due giovani infermiere che vi prestano servizio.
Il rimando a Richard Speck è stato dichiarato dallo stesso Murphy, sebbene i fatti si siano svolti in maniera diversa.

Mindhunter (2017)

Nella famosa serie Netflix, Speck è ritratto come un uomo arrogante, privo di rimorsi e crudele.
Dopo aver infatti curato un uccellino, lo tiene con sé per qualche tempo, finché una guardia gli ricorda che ai prigionieri è proibito tenere animali. L’uomo allora getta l’animale tra le pale del ventilatore. “I did (love that bird. But if I can’t have it, no one can“.

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