Netflix And Kill – Inside “Buffalo Bill”

Chi si nasconde dietro il killer de Il silenzio degli innocenti?

Il silenzio degli innocenti è conosciuto universalmente come il film che ha consacrato Anthony Hopkins come uno degli psicopatici per eccellenza della storia del cinema.
Tuttavia, sebbene il personaggio del dottor Lecter sia senza dubbio affascinante, il film dà attenzione ad un altro killer, ovvero Jame Gumb, conosciuto come Buffalo Bill.
Con un trascorso difficile alle spalle, a Gumb viene negato l’inizio di un percorso di transizione sessuale; al che decide di portarlo a termine da solo. Quale migliore soluzione, se non uccidere ragazze in carne ed indossarne le pelli?

Ma soprattutto, chi c’è effettivamente dietro Buffalo Bill?

Ed Gein

L’arte del “taglia e cuci” di Buffalo Bill non può che farci pensare istintivamente a Ed Gein (di cui abbiamo parlato più approfonditamente in uno speciale di Netflix And Kill a lui dedicato), il quale si dilettava nel creare deliziosi oggetti e accessori con le parti del corpo delle vittime. Tra le sue creazioni, non possiamo certo dimenticare la cintura fatta di capezzoli, la collana con dita, le ciotole di crani umani, poltrone e capi d’abbigliamento in pelle umana.
Oltre a questo singolare hobby, sia Gumb che Gein avevano in comune un background che vedeva un morboso attaccamento alla madre.

Ted Bundy

Se Gein e Buffalo Bill amavano in maniera spropositata la madre, Ted Bundy invece l’ha sempre odiata, dal momento in cui visse a lungo con una menzogna che gli fece credere che la donna fosse in realtà sua sorella. Si ritiene che ciò abbia provocato la sua furia omicida.
Ma non è certo questa differenza ad impedire a Thomas Harris, autore del libro da cui è tratto il film de Il silenzio degli innocenti, di trovare analogie che permettano di inserire un po’ di Bundy in Bill.
Quella più evidente sta infatti nella tecnica utilizzata per rapire le malcapitate: infatti Bundy fingeva spesso di avere un braccio ingessato e di necessitare aiuto nel trasportare oggetti pesanti in macchina. In questa stessa maniera, Buffalo Bill ingannò, stordì e rapì Catherine Martin.
Sappiamo inoltre che anche Bundy era un collezionista peculiare: all’interno di casa sua vennero infatti ritrovati dodici crani umani, esposti a mo’ di trofeo.

Gary Heidnik

Gary Heidnik è in qualche modo la “casa” di Buffalo Bill, e a ragione: entrambi vivevano in una villetta che, nelle fondamenta, nascondeva l’orrore.
Heidnik relegava le vittime in cantina e, se disobbedivano alle torture, le attendeva la permanenza in una buca scavata nel terreno della cantina stessa.
A Buffalo Bill non interessava torturare e stuprare le vittime, ma l’unico modo per non farle scappare era appunto imprigionarle all’interno del buco nel seminterrato. Lo stesso seminterrato in cui il killer aveva allestito il suo personalissimo atelier.

Edmund Kemper


Nonostante la pellicola cinematografica abbia dato poco spazio al background di Jame Gumb, dall’opera letteraria veniamo a conoscenza del fatto che all’uomo venne negata la terapia ormonale a causa della fedina penale sporca. Difatti, Gumb si era macchiato del duplice omicidio dei nonni da bambino, e nessuna clinica voleva essere associata a lui.
Allo stesso modo Edmund Kemper uccise i nonni all’età di dodici anni, semplicemente perché “voleva sapere cosa si provasse”.
Se dunque Heidnik è la casa di Gumb, possiamo dire che Kemper è la sua infanzia.

Jerry Brudos

Non abbiamo ancora parlato del travestitismo di Jame Gumb, se non facendo un accenno alla pelle umana nel paragrafo su Ed Gein.
Tuttavia il nostro, anche a causa della disforia di genere, era solito indossare anche abiti femminili (come nella celebre scena in cui balla sulle note di Goodbye Horses).
A questo proposito scomodiamo Jerry Brudos, che prima di essere un serial killer era stato un feticista dedito al travestitismo. Questi infatti fin da bambino amava indossare scarpe col tacco e biancheria femminile, feticismo che lo portò da uno psichiatra e alla successiva diagnosi di schizofrenia.
Al termine di tutti i suoi omicidi, era solito indossare le scarpe delle vittime, che conservava, e masturbarsi. Una volta in prigione, aveva montagne di cataloghi di scarpe da donna e scriveva alle aziende per farsene mandare un paio. A suo dire, erano il suo sostituto alla pornografia.

Gary Ridgway

Conosciuto come “il killer di Green River”, Gary Ridgway non era ancora stato identificato quando Il silenzio degli innocenti divenne prima un libro e poi un film. Ad ogni modo, le sue gesta non passarono inosservate a Thomas Harris, che vide in lui la degna conclusione agli omicidi di Buffalo Bill.
Come Ridgway infatti Gumb gettava i corpi delle vittime lungo le sponde del fiume Green River, e a volte inseriva nei cadaveri degli oggetti (analogamente a ciò che faceva Bill servendosi degli insetti).
Un’altra analogia si può trovare nel fatto che lo stesso Ted Bundy si sia offerto di tracciare un profilo psicologico di Ridgway, così come fece Lecter nei confronti di Gumb.

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