Con McBetter Mattia De Pascali scrive e dirige una storia moderna ispirata alla brama di potere di Macbeth.

Sullo schermo prende vita una tragica commedia nera scritta e diretta da Mattia De Pascali. Il giovane regista salentino, con McBetter al suo primo lungometraggio, ci offre un amaro ritratto delle dinamiche famigliari più meschine a cui si possa pensare, coniugandolo a uno sguardo ironico su alcune mode sociali e alla passione per il genere horror già dimostrata nel suo cortometraggio L’iniziazione. Ai personaggi viene affidato il compito di incarnare i difetti, le brutture e le colpe dell’essere umano; comincia fra di loro una gara a risultare il più malvagio ed egoista, in un crescendo nel quale l’aspetto horror la fa da padrone ma anche da giudice. Un giudice imparziale che minaccia la sopravvivenza fisica e morale dei protagonisti.

Sarai re

Joe McBetter è il proprietario di una ricchissima catena di ristoranti di fast food. La stabilità del suo impero finanziario è minacciata dalle ambizioni della figlia e del suo fidanzato. Melanie e Malcolm, infatti, giungono in visita alla reggia dell’avido McBetter ma si ritrovano ben presto a dover affrontare l’ostilità del padrone di casa. Il burbero uomo non vede di buon occhio il futuro genero e tutto peggiora quando Malcolm si propone di entrare in affari con Joe; umiliato e aggredito, il giovane inizia a meditare una violenta vendetta e tenta di usurpare il trono di McBetter. Trono promesso a Little Joe, il piccolo discendente maschio del grande Joe avuto dalla terza moglie Patricia; il bambino è il diretto rivale di Melanie nella successione alla guida dell’azienda di famiglia. Ma una misteriosa presenza osserva nell’ombra il pur inquietante status quo, pronta a palesarsi con una serie di uccisioni.

Una trama di stampo shakespeariano dunque, dal momento che De Pascali prende il Macbeth e lo rivisita in salsa odierna; viene affrontato il tema della brama di potere, in una storia il cui motivo del contendere è un moderno regno fatto di ristoranti e denaro. All’inizio della tragedia di Shakespeare il protagonista incontra tre streghe che gli predicono la sua ascesa al trono di Scozia; allo stesso modo Malcolm, nell’incipit del film, è a colloquio con una chiromante televisiva che gli augura un futuro radioso, ricco di successo, con la prospettiva di diventare il re del proprio ambiente e della propria sorte. Con Melanie a fare le veci di lady Macbeth e a istigare il proprio uomo al regicidio, nella sontuosa e misteriosa dimora dei McBetter si intrecciano intrighi e rancori di respiro universale.

Insetti S.P.A.

Il recupero di una storia immortale si accompagna a un vivace inserimento di elementi temporalmente molto vicini a noi. Il cognome del magnate gastronomico è la chiave di volta che chiude il legame fra ispirazione classica e innesti di modernità. McBetter richiama allo stesso tempo sia il personaggio e l’opera di Macbeth sia la nota catena di ristoranti di fast food McDonald’s. L’accostamento che campeggia nel titolo del film è solo l’inizio del processo di ironia che caratterizza l’opera di De Pascali.

Lo strumento dissacratorio è utilizzato dall’autore soprattutto nei riguardi degli elementi contemporanei. In particolare ci viene offerto nel piatto – è il caso di dirlo – uno sguardo alle abitudini alimentari della società che hanno preso sempre più piede negli ultimi anni. Joe McBetter è il nemico indiscusso dei vegetariani, come si può facilmente intendere. Questa condizione è illustrata con toni anche diversi: si passa dalle empatiche inquadrature delle carni preparate nei macelli, le quali possono benissimo offrire spunti di riflessione anche agli animalisti, alla goliardica presenza di insaccati nella cucina della magione in cui si svolge la storia. Particolarmente ironica la scena in cui Melanie, in cerca di un’arma contundente per eliminare il proprio padre, afferra per un attimo un salame e ci riflette su.

Più sorprendente è invece la proposta di Malcolm di rinnovare la produzione McBetter con un alimento improbabile per un vecchio industriale del secolo scorso, ma assolutamente coinvolgente per le generazioni del nuovo millennio: gli insetti. La diffusione di abitudini alimentari insettivore offre l’occasione all’entomologo di entrare nelle grazie del vecchio Joe, conquistando al contempo un grande uomo d’affari e il proprio futuro suocero. Ma il rifiuto è secco e impietoso. Da questo momento Malcolm tramuta la propria ammirazione per McBetter in un odio viscerale. Se già prima appariva come un piccolo uomo perdente e bistrattato, inizia ora un processo in cui si tramuta sempre più in un essere viscido, strisciante, ripugnante. Malcolm arriva così, con le proprie azioni e le proprie espressioni facciali, ad assomigliare sempre più agli insetti che ha cercato di vendere.

Una famiglia turbolenta

Malcolm si rende protagonista di scene dal sapore disgustoso e raccapricciante, in una deformazione grottesca del giovane che lo rende una facile vittima del giudizio dello spettatore. Ma se questo è il fato del protagonista, non molto diverso è quello degli altri personaggi. Un insieme di figure eterogenee, eppure votato a omologarsi nella continua caccia a rinunciare alla simpatia del pubblico. I personaggi di McBetter vivono di odio, disprezzo e meschinità: pronti a tutto pur di soddisfare il tornaconto personale, scivolano sempre più nel gorgo orribile che li aspetta per punirli delle loro colpe.

Tutti concorrono a creare delle dinamiche famigliari percorse da una tensione altissima e pericolosa. Uomo rude e determinato, Joe McBetter non ha esitato a sacrificare l’affetto per la figlia Melanie in nome dell’ossessione per il proprio impero economico. Anche la giovane moglie Patricia diventa per Joe solo un motivo di opportunità, in quanto è stata in grado di donargli un erede maschio. Anche su quest’ultimo si concentra l’odio che Malcolm e Melanie provano per il capofamiglia; un ostacolo da eliminare senza scrupoli, il che fa apparire i due fidanzati ancora più perversi.

La stessa Patricia, nonostante l’amore materno che la spinge nel finale del film a diventare quasi l’eroina della storia, non può considerarsi un personaggio positivo. L’opportunismo della donna viene smascherato nel momento in cui tradisce il marito con il fidanzato della figliastra; persino nel momento in cui si contrappone alla coppia di usurpatori sembra più intenzionata a difendere la propria eredità che a vendicare il marito assassinato.

La spirale di brama di potere e di rancore porta i personaggi ad una guerra totale di tutti contro tutti; gestita in maniera brillante, questa serie di conflitti segna la nascita di momenti thriller di intrigante fattura, grazie anche ad una fotografia oppressiva e a interpretazioni inquietanti e convincenti degli attori.

Io vi maledico

In questa situazione turbolenta si inserisce la componente horror, con il suo deus ex machina rappresentato dal cane abbandonato tempo addietro dai McBetter. La creatura inviata dal destino agisce come lo squalo di spielberghiana memoria, mietendo vittime senza farsi scoprire dalla macchina da presa; tuttavia la sua presenza è abbastanza tangibile da infondere paura nello spettatore e nei personaggi. Simbolo delle conseguenze dovute all’avidità di Joe McBetter, l’animale domestico va oltre il concetto della vendetta per assumere quello della giustizia. Una sorta di feroce moralista a quattro zampe, che per lavare dal mondo il marcio prodotto dall’uomo non risparmia nemmeno l’innocenza di un bambino. Semmai l’unica colpa del fanciullo è quella di non essersi potuto opporre ai poteri forti che hanno decretato l’abbandono del cane.

La forza dell’horror di McBetter resta comunque nell’abilità del regista di affidare la resa di questo genere cinematografico non tanto alla creatura zannuta che provoca spargimenti di sangue, quanto ancora una volta alle motivazioni e alle azioni dei personaggi. Malcolm deride il fatto che Joe venga divorato dal proprio cane: l’orrore non è nel volto sfigurato di McBetter, bensì nel sadismo del giovane entomologo. E così via: il volto di Melanie sporco di sangue dopo l’assassinio del padre, il tentato infanticidio, i tradimenti mortali perpetrati fra i protagonisti. Tutti questi elementi fanno gelare il sangue allo spettatore ancor più rispetto alla minaccia al di fuori delle mura della magione.

Proprio come in Shining (sebbene nella fattispecie le dinamiche famigliari si richiamino di più a La gatta sul tetto che scotta), non è tanto l’entità extra-terrena a suscitare sgomento; è la volontà stessa dei personaggi che li induce a dannare la propria anima.

Conclusioni

In definitiva questo è il motivo per cui McBetter si rende un film da guardare e riguardare con interesse. I salti sulla sedia provocati da improvvisi momenti scioccanti sono presenti e divertono (e spaventano) il pubblico. Ma il film di Mattia De Pascali lascia nel cuore dello spettatore qualcosa di più profondo. Un senso di sbigottimento, di sporco dell’anima, di pietà verso le miserie della meschinità umana che porta a interrogarsi su quanto possa essere pericoloso il proprio egoismo. Su quanto possa essere dannosa la brama di potere.

Senza dimenticare l’ironia sempre presente nei frangenti del film, la quale ha anche la funzione di alleggerirne la visione. Un esempio: la chiromante televisiva, già di per sé divertente nel suo sostituirsi alle streghe di stampo classico, attorniata da scritte in sovrimpressione quali “TeleCerchi”. In ciò risiede l’abilità di De Pascali: riuscire a far imprimere la propria opera sia in generale, per la profondità delle tematiche, sia più nel dettaglio, per i momenti e le piccole trovate che si candidano a diventare cult.

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