Ed Gein. Il macellaio di Plainfield.

La vicenda reale

È il 1906 e a La Crosse, nel Wisconsin, nasce Ed Gein. La sua infanzia è influenzata dalla figura della madre Augusta, autoritaria e dispotica, che impone a Ed e al fratello Henry di non uscire mai di casa, onde evitare di cadere vittime delle tentazioni delle donne, autentici strumenti del diavolo. È anche per questo che la famiglia, nel 1914, di trasferisce a Plainfield, in un casale isolato, dove i due fratelli possono rimanere esclusi dal mondo. Henry, tuttavia, si oppone agli ordini della madre, mentre Ed è sopraffatto dal suo volere: è per questo motivo che, nel 1944, Ed uccide Henry nei boschi e ne abbandona il corpo, e non verrà mai accusato dell’omicidio.

È il 1945 e Augusta muore: il perno fondamentale della vita di Ed è scomparso, e da qui le sue perversioni prendono vita. Ama infatti visitare i cimiteri, trafugarne le tombe e tornare a casa con qualche insolito souvenir; in più inizia a manifestarsi la sua passione per il travestitismo. Niente di male, direte voi.
Peccato che, per soddisfare questo suo desiderio di vedersi donna, Ed si fabbrichi vestiti e oggetti con la pelle e le parti del corpo delle sue vittime femminili – due accertate, ma furono sicuramente molte di più, data la mole di oggetti e suppellettili rinvenuti nella sua casa, fatti con ossa umane.

Ed Gein

La brutalità delle sue gesta gli fa guadagnare il soprannome di “macellaio di Plainfield”, dal momento in cui scuoia e smembra le vittime.
Una volta arrestato, Gein viene dichiarato incapace di intendere e di volere, e viene ricoverato in un ospedale psichiatrico di Wapun, dove muore di tumore nel 1984.
La sua storia e modus operandi vi sembrano fin troppo familiari? Non sbagliate, dal momento in cui la sua figura e la sua brutalità ai limiti dell’immaginabile hanno contribuito a creare personaggi cinematografici divenuti ormai celebri.

PSYCO (PSYCHO, 1960)

Psyco

La figura del giovane albergatore Norman Bates (Anthony Perkins) è ispirata a quella di Ed Gein a causa dell’ossessione che entrambi provavano nei confronti della propria madre.

Bates infatti ne custodisce gelosamente la salma, ormai mummificata, e ne prende le sembianze, travestendosi come lei e imitandone la voce. Rifiuta che sia morta, e con le sue vesti commette l’omicidio della protagonista Marion, avvenuto dopo soli 15 minuti dall’inizio del film.

NON APRITE QUELLA PORTA (TEXAS CHAINSAW MASSACRE, 1974)

Non aprite quella porta
Spacciato come mockumentary, Non aprite quella porta vede una famiglia di maniaci assassini come protagonista; tra questi troviamo Leatherface (Gunnar Hansen), letteralmente “faccia di cuoio”, che con la sua maschera in pelle umana e una motosega uccide chiunque si avventuri nella proprietà.

La famiglia, manco a dirlo, è impazzita a causa dell’ingombrante presenza materna. Inoltre gli interni della casa sono ripresi da alcune fotografie scattate dalla polizia nell’abitazione di Gein.

IL SILENZIO DEGLI INNOCENTI (THE SILENCE OF THE LAMBS, 1991)


Jame Gumb (Ted Levine) avrebbe potuto essere un abile sarto per signore, invece ha deciso di servirsi della pelle di giovani donne in carne per crearsi (o cucirsi) un nuovo corpo, in quanto rifiutato da ben tre cliniche specializzate nella riassegnazione di genere. Quale idea migliore, se non quella di uccidere ragazze (ripetiamolo, in carne, così avrebbero potuto vestire alla perfezione un uomo alto 1.85m) per diventare finalmente donna, come nella trasformazione da bruco a farfalla – o falena.

Il silenzio degli innocenti affronta di petto il tema della disforia di genere, omettendo del tutto il complicato rapporto del killer con la madre e qualsiasi particolare splatter. Particolarmente memorabile la scena in cui Gumb balla sulle note di Goodbye Horses, truccato, con un solo kimono addosso e in testa lo scalpo di una vittima a mo’ di parrucca.

ED GEIN – IL MACELLAIO DI PLAINFIELD (IN THE LIGHT OF THE MOON, 2000)


Nello scorso episodio della nostra rubrica vi avevo parlato di Steve Railsback, che ha impersonato i panni di Charles Manson nel 1976.

Sembra quasi che l’attore sia destinato ad interpretare magistralmente personaggi celebri della cronaca nera americana, ed anche in questo prodotto indipendente di Chuck Parello Railsback è irriconoscibile, identico all’assassino, la cui storia è qui narrata fedelmente, come una biografia video.

AMERICAN HORROR STORY: ASYLUM (2012)


Poteva Ryan Murphy non attingere al vastissimo repertorio di killer americano? Ovviamente no, e infatti nella seconda stagione troviamo Bloody Face, un sanguinario assassino che, ovviamente, indossa come maschera il volto di una vittima.

Dietro Bloody Face si cela il dottor Oliver Thredson (Zachary Quinto), la cui furia omicida è nata da… avete indovinato? Esatto, il rapporto con la madre, stavolta però del tutto assente. Cresciuto in orfanotrofio, Thredson/Bloody Face ha da sempre cercato qualcun’altra che potesse sostituire la donna. E se si rivelavano inadeguate? Nulla di più facile: bastava solo decapitarle e scuoiarle.

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