BEGOTTEN: QUESTA È ARTE? NON LO SO, MA IL SANGUE MI PIACE

 

Begotten l’ho guardato una volta sola e mi è bastatO.

È uno di quei film mindfuck che hai bisogno di andare a leggerti qualche recensione o qualche intervista per capirne qualcosa.

Eppure (anzi, infatti) è un cult, discretamente famoso tra gli amanti del cinema underground.

E il motivo principale è questo…

 

 

Se avvicinate l’orecchio all’immagine potete quasi sentire quell’amica strana che avevamo tutti al liceo, un po’ sovrappeso e un po’ lesbica, che scriveva fan fiction omosessuali sui suoi anime preferiti e con cui parlavate di creepypasta all’intervallo.

E allora giù di cattiveria su quelle vecchiette foto ritoccate, tipo il ritratto di una signora di fine ottocento, con un bel photoshoppone per trasformarle il viso in una maschera orrorifica o per sovrapporre l’immagine di una bambina dietro di lei, tipo spettro da film horror.

Begotten strizza l’occhiolino a quell’estetica lì.

Il fatto che non ci sia musica ma solo, e questo secondo me é geniale, rumori di fondo del tipo più comune come quel dannato ronzio delle foreste, quello con i cinguettii che nei film americani é una sinfonia di suoni che manco a disney, mentre nella realtà é una delle cose più anonime e naturali possibili.

Nel guardarlo ho provato sensazioni molto simili a quando vidi per la prima volta la famosa statua di cera iperrealistica raffigurante Giovanni Paolo II colpito da un meteorite. Lo sai che é finto. Solo un cretino penserebbe che sia vero. Sai benissimo che é finto quindi la cosa non ti turba. Però… Però sto Begotten…

E per il resto?

 

Per il resto, della trama di Begotten non si capisce un cazzo e ci sono certe inquadrature talmente astratte da sembrare letteralmente un quadro di Pollock.

Peccato che i momenti interessanti si alternino a momenti, credo volutamente, piatti e statici che risultano abbastanza noiosi.

Il regista, Elias Merhige, è il perfetto archetipo dell’artista indipendente che appena prende in mano una cinepresa fa stranezze.

Basti pensare che in uno dei suoi film più famosi, L’ombra del Vampiro, si reinterpretano le vicende della produzione del celeberrimo Nosferatu di Murnau in chiave horror, suggerendo che l’attore che veste i panni del vampiro, Max Schreck, sia un vampiro per davvero.

 

 

Vi racconto l’inizio di Begotten, che é anche la scena più famosa, così in amicizia.

C’è una casa in mezzo a un bosco, molto fiabesco come concept a dire il vero, una di quelle case diroccate, invase dalla vegetazione.

All’interno c’é la creaturina mostrata nella foto sopra, su una sedia, intenta a tagliarsi i visceri dello stomaco, così in amicizia.

Si taglia, si taglia, si taglia, finché lentamente non crepa (e vi assicuro che l’audio é abbastanza disturbante).

Dal viraggio ipercontrastato e sgranatissimo della pellicola emerge una seconda figura, a lui simile, che inizia a masturbare il cadavere, concependo così un figlio (da qui, il titolo “Generato”).

Non ha senso parlare oltre della trama, quello che vi consiglio é di leggervi prima qualche recensione che contenga speculazioni darksoulsiane, per capire se è un film che fa al caso vostro.

Non abbiate paura degli spoiler, non ce ne sono.

Oggettivamente non é un film per tutti. Oggettivamente é interessante ma si vive benissimo senza averlo guardato.

 

Buona Visione!

 

 

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