Rambo: Year One. Due chiacchiere con l’autore sulla saga e l’affascinante mestiere della scrittura.

– Innanzitutto parlaci un momento di te: quando è nata la tua passione per la scrittura e qual è il tuo rapporto con la letteratura?

Ho cominciato a quattordici anni, e non ho mai smesso di scrivere. Ciò nonostante, direi che il mio amore per la letteratura è cominciato a sedici anni, grazie principalmente Edgar Allan Poe e Stephen King, perché mi piacevano da matti. Poi alle superiori, una professoressa ‘illuminata’ mi ha insegnato che il libro è emozione, non cultura. E’ un piacere, non un dovere. E quando ‘impari’ a leggere così, continui a leggere per tutta la vita.

La prima presentazione dei romanzi della saga in un cinema di Roma. A sinistra Denis Zordan (www.ilbelcinema.com), a destra Wallace Lee.

– Come ti appare il panorama letterario di oggi, italiano e non?

C’è una abisso di differenza tra l’Italia e l’estero. In Italia, si legge poco perché pensiamo che lo scrittore sia un intellettuale, e che leggerlo sia un dovere. E’ come l’insalata, che non piace veramente a nessuno, ma fa taaaanto bene. Ecco perché leggiamo poco. E l’editoria Italiana cavalca lo stereotipo pur di vendere a quei pochi che leggono. E nel frattempo, la narrativa scritta da quegli autori che vogliono semplicemente raccontare una GRANDE storia, quella narrativa resta relegata all’angolino ‘degli asini’, cui si avvicinano quelli che di solito non leggono, magari solo per leggere l’ultimo bestseller di cui si parla tanto in tivvù. All’estero invece lo snobismo non prevale. Ecco perché all’estero, gli scrittori ‘normali’, quelli ‘mainstream’ come me hanno molte più possibilità. Ecco perché ho lavorato anni sul mio Inglese e mi sono tradotto i miei romanzi di Rambo da solo.

– Arriviamo finalmente a Rambo, la tua grande passione. Come è nato “Rambo – Year One”, la tua saga di romanzi incentrata su questo personaggio?

Per caso. Stavo facendo un esercizio di ghost writing, quando mi sono accorto che, se mai avessi scritto UN romanzo prequel di Rambo, ‘purtroppo’ tale romanzo avrebbe potuto diventare il mio lavoro migliore di sempre. E dico ‘purtroppo’, perché nessuno scrittore serio scrive volentieri una fanfiction che, per definizione, non si può pubblicare. Poi i romanzi i Rambo sono pure diventati sei, che significa anni di lavoro. Anni di lavoro per nulla. Nel senso che non ho ancora visto una lira, né la vedrò mai.

Ecco la cover ufficiale del primo romanzo della saga, “Year One”.

– Sappiamo che il primo romanzo della tua saga non ha avuto vita facile per motivi legali legati all’utilizzo del copyright. Vuoi raccontarci la dura storia dietro al tuo libro e l’incontro con il papà di Rambo, David Morrell?

Dopo alcuni mesi, il blog dove pubblicavo i miei racconti di Rambo venne chiuso dai detentori dei diritti nonostante fosse totalmente legale, perché non volevano che una fanfiction toccasse le corde del prequel e il sito accettò di chiudermi. Il mio piano B era dunque di pubblicare i miei romanzi sui siti della pirateria elettronica, quelli dove si scaricano illegalmente i film e i videogiochi. Siccome il reato è solo guadagnare soldi da copyright altrui, potevo farlo. Poi però, nel 2014, sono riuscito a comunicare con David Morrell, il creatore di Rambo. In principio è stata una situazione buffa. Morrell pensava che stessi per vendere illegalmente i miei romanzi e mi sono beccato un po’ di insulti. Poi, parlando, ha capito che volevo solo condividere degli ebook gratuiti. E allora mi ha autorizzato personalmente al freeshare. La faccenda dell’autorizzazione si è trasformata poi anche in una scusa per conoscerlo, e chiacchierare di molte cose con uno scrittore di fama mondiale è stato bellissimo. Ci sentiamo ancora.

Cover del secondo capitolo della saga di Year One, chiamato “Baker Team”.

– La storia che hai raccontato nei tuoi romanzi prequel scava profondamente nella psicologia di Rambo e degli altri protagonisti della vicenda, raccontando uno spaccato storico piuttosto cupo del passato a stelle e strisce, questione che emerge anche dal primo bellissimo film della saga, diretto da Ted Kotcheff. Come hai affrontato il lavoro sul contesto storico e l’introspezione dei personaggi?

L’ho affrontato con il mio personalissimo metodo ‘della seduta spiritica’. Io lo chiamo così. Quando scrivo qualcosa, mi domando: e se fosse una storia vera? Cosa succederebbe se fosse una storia vera? La passione per l’argomento del Vietnam – che in realtà ho da tutta la vita – ha fatto poi il resto. E ricevere i complimenti da gente che in guerra c’è stata per davvero, anche se non quella del Veitnam… Vale più di qualunque altro premio o recensione. Giuro. Se un giorno YEAR ONE vincesse, per assurdo, il CAMPIELLO, non sarebbe mai paragonabile a quello che ho provato quando mi hanno fatto i complimenti persone che ‘la morte in faccia’ l’hanno vissuta. Sono persone che hanno visto il peggio che il mondo avesse da offrire, e nonostante questo hanno comunque apprezzato il mio lavoro di fiction. Incredibile.

– Cosa pensi della saga cinematografica dedicata a Rambo? Quali sono i tuoi film e personaggi preferiti della serie?

I fan di Rambo si dividono in due: i fan del primo e del quarto, e i fan del secondo e del terzo. Io sono decisamente un fan del primo e del quarto, perché mi emozionano molto di più. Per quanto riguarda i personaggi invece, Trautman è decisamente il mio idolo. E’ lui a farci capire quanto è costato a Rambo diventare quello che è, e quanto non sia giusto trattarlo come un criminale comune. E’ lui che ci ricorda che Rambo in Vietnam aveva dei fratelli, non degli amici. Quello che Trautman riesce ad aggiungere alla saga è incredibile. E’ un vero e proprio personaggio ‘illuminante’.

Il terzo romanzo della saga è “Point of No Return”…

– Dopo tre volumi, la storia di Year One giunge al suo quarto capitolo il prossimo 30 Aprile. Cosa puoi dirci su questo libro e sulla sua lavorazione?

Take me to the Devil è un pezzo di cuore. E’ uno dei libri più dolorosi che abbia mai scritto. Alla fine del romanzo, lo spiego bene ai miei lettori in un paio di lettere, una a loro e una ai veterani del Vietnam, se mai dovessero leggere la mia saga. Le ho scritti per scaricarmi la coscienza, in qualche modo. Qualunque orrore cercassi dentro di me, mentre scrivevo quel romanzo… Non bastava mai. Non dava mai l’idea di quanto orrenda fosse stata quella guerra. E la mia ‘disperata’ ricerca di qualcosa che ‘rendesse l’idea’… Mi ha veramente logorato. E come nota di colore, lasciatemi aggiungere che in America stanno impazzendo per il titolo e la copertina . C’è gente che non ha ancora letto la mia saga perché aspetta che questo quarto romanzo esca in Inglese. E’ come se volessero leggere solo questo, in realtà. Robe da matti.

– Negli ultimi tempi abbiamo sentito parlare di un videogioco dedicato alla saga di Year One. Ci sono sviluppi? Noi non stiamo nella pelle…

Il ‘videogioco’ di YEAR ONE è ovviamente la modifica di un videogioco già esistente. Tempo fa, ho già spedito i file di modifica a un po’ di persone che possiedono il gioco originale, e ne stanno già giocando la versione parzialmente modificata. Il problema è che il videogioco originale, ‘ELITE WARRIORS VIETNAM’, soffriva di numerosi bug e crash, che non vennero mai risolti perché il gioco non ebbe successo commerciale. Quindi stiamo cercando di ‘mappare’ tali bug, in modo che il giocatore possa evitarli e avere comunque una buona esperienza di gioco. Detto questo, il lavoro è ancora tanto e quasi tutto nelle mie mani, per cui i tempi di questo progetto ‘extra’ saranno molto lunghi. Però se qualcuno di voi vuole giocare la versione del gioco già convertita, diciamo, al 60%, non deve fare altro che contattarmi. Alla fine, quando ha le musiche di Rambo dentro un gioco sul Vietnam e i personaggi dei miei romanzi, direi che il più è fatto.

– Cosa pensi delle fan fiction? La consiglieresti a un giovane scrittore per fare esercizio?

No, non la consiglio come esercizio. Quando ho cominciato a scrivere YEAR ONE era il mio settimo romanzo, ecco perché sono riuscito a farne un romanzo originale nonostante la presenza ‘ingombrante’ di un personaggio come Rambo. Uno scrittore alle prime armi che fosse anche un grande fan di Rambo, avrebbe messo invece Rambo al centro di ogni singola pagina, e gli avrebbe fatto fare e rifare sempre le stesse cose di cui è tanto innamorato in quanto fan della saga. Paradossalmente, scrivere bene una faniction è ancora più difficile che scrivere bene in generale. Dentro il primo volume della mia saga, Rambo appare in appena 20 pagine su 200, e paradossalmente, questa è una delle cose che è piaciuta di più ai miei lettori, perché proprio lì che si ‘sente’ quanto YEAR ONE non sia una vera fanfiction… E’ un prequel ‘vero’, anche se non ufficiale. Come i romanzi di Star Wars… Non sono film, non saranno mai alla pari dei film.. Ma non sono nemmeno le fantasie di un fan. Ad ogni modo, una delle cose più difficile per uno scrittore è proprio innamorarsi dei propri personaggi… E nel momento in cui la fanfiction ti toglie questa difficoltà, non è nemmeno un esercizio veramente valido.

… ed il quarto ed ultimo libro della saga, “Take me to the Devil”, in uscita il 30 Aprile 2018.

– Quali sono i tuoi consigli per quanti, tra i nostri lettori, vogliano intraprendere la dura vita dello scrittore? Ci regali qualche consiglio di sopravvivenza à la Rambo?

Il consiglio migliore per uno scrittore l’hai appena detto tu stesso: è proprio sopravvivere. E’ proprio non mollare mai. Ci sono migliaia di scrittori là fuori che sanno scrivere molto meglio di te, o che hanno cominciato prima di te, o che sono raccomandati (e tu non lo sei) o che sono già famosi prima ancora di cominciare a scrivere (come giornalisti e insegnanti). Tu dovrai spiccare come una supernova tra migliaia e migliaia di teste, e non succederà mai da oggi a domani. E allora, l’unica cosa che puoi fare, è farti dei muscoli. Farti delle ossa. Leggere tanto, scrivere tanto, scrivere tutto. Sì, tutto: perché per migliorare bisogna anche scrivere male. Bisogna sperimentare, buttare via pagine intere, racconti interi, forse anche romanzi interi. Un pugile impara di più dagli incontri che perde, piuttosto che da quelli in cui vince. Giusto? E allora, prova a metterti costantemente in discussione. Prova a pensare sempre al futuro, e mai al presente. Io ne sono un po’ la prova, nel mio piccolo. Non avevo mai scritto una saga prima d’ora. Ci ho provato, mi sono preso dei rischi… Ho tenuto duro. Ho letto decine di libri sul Vietnam per colmare le lacune che avevo su certi argomenti. E dopo questa maratona assurda, durante la quale sto pubblicando un romanzo all’anno… Ho imparato tante di quelle cose che ne sono rimasto assolutamente sbalordito. Questi sei romanzi di Rambo mi hanno insegnato talmente tanto che non mi sento più lo scrittore che ero prima. E per la prima volta nella mia vita, sono quasi ottimista riguardo al mio futuro di scrittore.

Wallace Lee alla premiazione dei Golden Books 2016

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