Ex Libris – The New York Public Library: La conoscenza come antidoto contro il caos contemporaneo

Si sono conclusi i tre giorni di proiezione per l’ultimo film di Frederick Wiseman, “Ex Libris”, presentato durante l’ultima edizione della Mostra del Cinema di Venezia.

Ex Libris

“Ex libris” è un’interessante locuzione con la quale ci si riferisce solitamente ad un’etichetta che viene applicata su di un libro per indicarne il proprietario. L’etichetta è spesso ornata da un motto, un detto, anche da uno stemma. Uno di questi motti è, ad esempio, il bellissimo: “Dove c’è un libro ci sono le ricchezze”.

Ecco basterebbero queste poche analisi del titolo per riassumere 197 minuti splendidamente diretti dal mitologico Frederick Wiseman. 197 minuti (ma quando si finisce, si pensa sia passata solo un’ora) nei quali viene raccontato il flusso vitale ed umanitario che dimora in una delle biblioteche più grandi del mondo. Il maestro del documentario non si limita a puntare l’obiettivo ed a riprendere la realtà così com’è, lasciando libere qualsiasi spiegazioni. In ogni suo lavoro nel rielaborare grandi aggregati urbani o blasonate istituzioni culturali del nostro tempo, il suo sguardo è sempre particolarissimo.

In una delle biblioteche più grandi del mondo

Ex Libris

Filma di tutto. Dalle riunioni del consiglio di amministrazione alle conversazioni di tutti i generi con tutti i vari tipi di persone che si trovano in questa gigantesca biblioteca. I gesti, l’utilizzo dei libri ma soprattutto l’enfasi sull’impegno nella professione e nell’atto del lavorare. La New York Public Library viene descritta come un luogo pieno di vita. Si propone come polo di aggregazione per ogni etnia e ceto sociale.

E i libri? Si ritorna all’etichetta. Un proprietario prende possesso del libro, si avvicina a quel libro, vive per quel libro incredibilmente. Anche nelle cose più comuni, come persone che si affaticano a partecipare ai corsi perché si alzano alle sei del mattino per lavorare o andare a scuola, e rientrano alle otto di sera. Non sono i libri i protagonisti del film ma gli esseri umani che si approcciano ai libri, alle ricerche ed alla biblioteca in generale. Anche nelle riunioni del consiglio. Il libro, la biblioteca, la conoscenza diventano punti di riferimento per l’essere umano per esprimersi sociologicamente parlando.

Si ricercano libri di monaci del 1225, gli afroamericani quasi piangono quando sentono parlare della schiavitù passata. Come nei film precedenti, Wiseman torna a raccontare un aggregato urbano filtrato dal suo sguardo in cui c’è tutto. C’è uno spazio per tutti (“Siamo una biblioteca pubblica, perché la cultura deve essere di tutti”). Ci sono tantissimi occasioni, tantissime opportunità per impegnarsi e dedicarsi a qualcosa per dare un senso alla propria esistenza. Lavorare, impegnarsi per sé ma anche impegnarsi per la comunità, anche con un lavoro ordinario, ma pur sempre al servizio della comunità, per rendere il mondo migliore.

Tramite il lavoro, la conoscenza, ogni singolo essere umano può modellare il proprio futuro, magari anche ricominciando da zero. Il mondo esterno alla New York Public Library che si ha avuto in eredità non è il migliore dei mondi possibile, forse non si riuscirà mai a cambiarlo, ma quantomeno ci si può mettere un fiocco colorato.

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