Hitler contro Picasso e gli altri: un viaggio nell’arte e nella Germania nazista

Hitler contro Picasso e gli altri: l’ossessione del Führer per l’arte

Il 13 e il 14 marzo le sale cinematografiche italiane hanno ospitato il film evento “Hitler contro Picasso e gli altri. Un viaggio non solo nella Germania nazista, ma fino all’età classica, attraverso innumerevoli opere d’arte.
Ad accompagnarci in questo viaggio è Toni Servillo, che come un moderno Virgilio ci narra le vicende e gli aneddoti di coloro che furono coinvolti in prima persona nell’ennesima ossessione del Führer. E lo fa attraverso una serie di interviste ad esperti ed eredi dei maggiori compratori d’arte del secolo scorso, avvalendosi anche di documenti scritti e audiovisivi.

Adolf Hitler: le origini dell’ossessione

Non è un mistero che il Führer fosse un amante dell’arte: da giovane tentò due volte di entrare all’Accademia di Vienna, ma non fu mai ammesso. Questo duplice rifiuto fu un tarlo continuo, anche una volta che ebbe preso il potere in Germania. Per questo investì sempre molto sull’arte, ma in un modo piuttosto particolare: le opere di cui si circondava venivano sottratte ad influenti famiglie ebraiche.

Ad occuparsi della valutazione di tali opere fu incaricato Goering, anch’egli amante dell’arte e, per questo, fonte di preoccupazione per Hitler. Goering infatti non si faceva alcuno scrupolo a sottrarre le opere al Führer, che emanò una legge che gli consentiva di scegliere per primo le opere di cui appropriarsi. Hitler aveva l’intenzione di collocare tali opere in quello che definiva il “Louvre di Linz”, progetto che però rimase solo sulla carta. Furono così collocate in quella che veniva chiamata Pinacoteca di Carinhall.

L’Arte Degenerata

Al nome di Arte Degenerata venivano associati tutti quegli artisti appartenenti alle Avanguardie, tra cui Picasso e Modigliani, messi all’indice dal nazismo. Gli ebrei erano, ancora una volta, i principali collezionisti degli avanguardisti, e dunque furono nuovamente vittime di razzie.
Le opere rubate vennero esposte alla mostra d’Arte Degenerata, ma gli allestitori non si preoccuparono di esporle in maniera adeguata. Infatti vennero esposte caoticamente al fine di rendere l’insieme brutto e confusionario, solo per esaltare la perfezione e il rigore del regime nazista. Inoltre questa mostra si inquadrava alla perfezione all’interno delle teorie eugenetiche e della supremazia razziale. Ai ritratti futuristi e cubisti venivano infatti associate delle malattie psicosomatiche. Questa era, ovviamente, una mossa vantaggiosa per il nazismo: sottrarre tutte queste opere portava notevoli vantaggi economici alla nazione tedesca.

Dal crollo del nazismo ad oggi

Con la fine del nazismo, come sappiamo, vennero quasi del tutto cancellate le tracce dell’operato del regime. Anche la Pinacoteca di Carinhall fu fatta saltare in aria, non prima di aver messo in salvo le innumerevoli opere al suo interno. Queste, insieme ad altre e agli oggetti di valore sottratti ai deportati al loro ingresso nei campi di concentramento, vennero nascoste in grotte, cunicoli e miniere.
L’operazione di recupero fu effettuata dai Monuments Men, per un totale di oltre 6500 opere, molte delle quali non si sono però ritrovate. Tuttavia risale al 2012 l’episodio più recente di ritrovamento. Nell’appartamento di Cornelius Gurlitt, figlio di un fidato e importante mercante d’arte di Hitler, vennero ritrovate 1500 opere, che si scoprì essere quelle scomparse durante il bombardamento di Dresda del 1945.

 

“Avete fatto voi questo orrore, Maestro?”

“No, l’avete fatto voi.”

Dialogo tra  l’ambasciatore nazista di Francia Otto Abetz e Pablo Picasso in riferimento a Guernica

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