Sbarca finalmente su Netflix “Annientamento”, il nuovo film di Alex Garland. Ecco il punto di vista di Ettore Dalla Zanna.

Annientamento

Trasformazione è la parola chiave per rappresentare per il meglio il nuovo film di Alex Garland. L’annientamento rimanda a qualcosa di facciata, qualcosa di solipsistico, come l’autodistruzione cellulare citata nel film. La trasformazione è la vera chiave. Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma, direbbe Lavoisier ma non è bene prendere alla lettera frasi, dogmi di questo tipo, specie se entrano in campo, elementi come la fisica e la conservazione della massa.

Trasformazione

Annientamento

Un gruppo di soldati viene inviato nella zona disastrata dell’Area X, senza fare ritorno. L’unico sopravvissuto, Kane, interpretato da Oscar Isaac, è gravemente malato e non esiste modo di curarlo né di fargli riprendere coscienza. Nel tentativo di salvarlo, la moglie del soldato, una biologa, Lena, interpretata da Natalie Portman, si avventura nell’Area X con un altro team, di sole donne, capitanato dalla dottoressa Ventress, interpretata da Jennifer Jason Leigh. Il team di donne deve scoprire cosa è successo e quali terribili segreti si celino nella misteriosa zona aliena.

L’Area X, il cosiddetto Bagliore, è, infatti, una misteriosa zona di natura extraterrestre, la quale ha avuto origine in un faro sulla costa Est degli States, per poi estendersi a macchia d’olio. In questa zona, il team di Lena e di Ventress si ritroverà ad avere a che fare con il mutamento della natura. Il ciclo vitale si trasforma, il DNA si trasforma, il film si trasforma. Da un thriller fantascientifico, quasi giallo, Alex Garland trascende il romanzo di Jeff VanderMeer (molto arzigogolato il primo capitolo della trilogia) e realizza un prodotto che, nella seconda parte, diventa pura contemplazione e raggiunge livelli di atmosfere simili a “Stalker” di Andrej Tarkovskij mescolando elementi in stile Michael Crichton e James Cameron. L’Area X diventa la Zona, c’è la trasformazione, c’è la natura in mutamento, ma su chi ruota tutto questo? L’essere umano.

Il passatismo umano

Annientamento

Garland, come già egregiamente fatto in “Ex Machina“, e soprattutto come tutti i grandi della fantascienza, parla dell’essere umano. Di ciò che è naturale e innaturale. Ma chi è soprattutto a decidere quest’ultimo bivio? Nel corso del film, Garland si focalizza soprattutto sull’inadeguatezza umana. In particolar modo nell’accettare qualcosa di diverso dalla vita come la concepiamo, i limiti dell’umanità e la sofferenza del cambiamento. La sofferenza del cambiamento tanto per il genere umano in contatto con l’Area X quanto, intimamente, per Lena che cerca di cambiare la propria esistenza in seguito all’assenza, forse scomparsa, del proprio marito.

Annientamento” è un’opera affascinante ed incognita, come il paesaggio del film, caratterizzato da elementi ibridi in maniera impensabile come, ad esempio, alcune piante che si fondono, tramite il Bagliore, a mo di prisma, con una parte di DNA umano che regola la morfologia del corpo e che sono cresciute assumendo la forma di uno scheletro.

Annientamento” è irrisolto per molte cose. Pecca nel montaggio dei flashback, è a tratti spento nella parte centrale e mostra il punto debole nel matrimonio tra Lena e Kane. Eppure è da considerare prezioso, affascinante per come Garland elabori il tutto in equilibrio tra estasi ed ermetismo, realizzando un prodotto sull’uomo, la sua inadeguatezza, le sue proiezioni di sé, i limiti e i dolori, affidandosi anche puramente all’immagine, abbandonandosi dolcemente all’immagine. Croce e delizia non vederlo in sala, non solo per alcune scene violente (la scena dello sventramento), ma proprio per alcune forti scelte pessimistiche e per una mezz’ora conclusiva decisamente eccezionale e tra le più coraggiose degli ultimi tempi. Una fantascienza da tenersi stretta, da custodire, anche senza assoggettarla a futili interpretazioni. Applausi.

One thought on “Annientamento – L’inadeguatezza umana tra estasi e trasformazione

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