5  usi esemplari del dolly-zoom, da Hitchcock a Raimi

Mi ricordo sempre che una sera, al ballo del Chelsea Art, all’Albert Hall di Londra, mi ero ubriacato terribilmente e avevo avuto questa sensazione; tutto si allontanava da me

racconta Alfred Hitchcock durante la sua intervista con François Truffaut. Il regista avrebbe voluto riprodurre cinematograficamente quella sensazione già in “Rebecca”.

Ci ho pensato per quindici anni. Quando me lo sono chiesto di nuovo nella “Donna che visse due volte”, il problema si è risolto servendosi del Dolly e dello zoom, simultaneamente

Combinando, infatti,uno zoom in avanti o indietro con una carrellata (ossia un movimento della macchina da presa) nella direzione opposta, si ottiene un particolare effetto per cui avviene uno straniante cambiamento della prospettiva e dello sfondo.

A seconda di come vengono combinati zoom e carrellata si possono suggerire diverse sensazioni allo spettatore. Questo effetto prende il nome di “dolly-zoom” ma è anche detto “effetto Vertigo” poiché è stato ideato dal cameraman Irmin Robertson proprio sul set del capolavoro di Hitchcock.

1) Vertigo – La donna che visse due volte
(Alfred Hitchcock, 1958)
 

Dop: Robert Burks

vertigo

Nel film l’effetto viene usato per creare il senso di vertigine provato dal protagonista: il poliziotto John Ferguson (James Stewart).

Durante un inseguimento sui tetti di San Francisco, John si trova sospeso nel vuoto, aggrappato ad una grondaia, mentre il suo collega precipita nel vuoto. L’idea della paura dell’altezza che inibisce e terrorizza il protagonista è creata grazie ad una zoomata all’indietro, che dà un senso profondità maggiore, e una carrellata in avanti, come se la macchina da presa cadesse verso il basso.

La tecnica verrà usata altre volte nel film, in particolare nella scena dell’inseguimento sulle scale del campanile. A proposito di questa scena, una piccola curiosità: la tromba delle scale che viene inquadrata e sulla quale viene “applicato il dolly-zoom” era un modellino che riproduceva l’interno della chiesa nei minimi dettagli.

vertigo

Hitchcock userà l’effetto vertigo anche nel thriller Marnie del 1964.

2) Lo squalo,
(Steven Spielberg 1975)

Dop: Bill Butler

jaws

Spesso, riferendosi al dolly-zoom, si sente usare anche il termine “Jaws shot”; infatti una delle applicazioni più famose ed interessanti di questa tecnica si può trovare ne “Lo squalo” (“Jaws”) di Steven Spielberg.

Il capo della polizia Martin Brody (Roy Scheider) è sulla spiaggia affollata e osserva con apprensioni i bagnanti poiché teme un attacco da parte di uno squalo; il momento di terrore in cui sente un grido e, si rende conto che la sua paura si è concretizzata, è reso con un potente dolly-zoom sul suo viso.

Spielberg ha utilizzato questo effetto anche in E.T. l’extra-terrestre (1982).

3) Quei bravi ragazzi
(Martin Scorsese, 1990)

Dop: Michael Ballhaus

Goodfellas

Altri dolly-zoom si possono trovare nei film di Scorsese: ricordiamo quello “Toro Scatenato”, ma, sopratutto quello nella scena della tavola calda in Quei bravi ragazzi.

Durante il dialogo tra Henry (Ray Liotta) e Jimmy (Robert De Niro) si ha un dolly-zoom estremamente particolare: a differenza di quelli citati precedentemente che fanno leva sulla velocità per creare skock questo  è molto lento, dura per tutto il dialogo e sembra trasmettere la sensazione di ansia e oppressione crescente provata dal personaggio interpretato da Ray Liotta.

La fotografia di “Quei bravi ragazzi” è opera di Michael Ballhaus, storico collaboratore di Scorsese. E al termine del film, il suo è il primo nome a comparire nei titoli di coda.

4) Pronti a morire
(Sam Raimi, 1995)


Dop: Dante Spinotti

pronti a morire

Un uso invece “frenetico” della tecnica viene fatto nelle scene dei duelli in “Pronti a morire”, il western di Sam Raimi. Il titolo orginale The Quick and the Dead riassume l’essenza del film: la velocità è tutto, il più veloce  a sparare vive, l’altro muore. Dunque, l’esito di ogni duello dipende da quell’attimo brevissimo in cui bisogna estrarre la pistola.
La tensione pre-duello è resa tramite velocissimi dolly-zoom dal taglio obliquo su volti, pistole, mani pronte ad afferrarle e, sull’orologio, al rintocco del quale, secondo le regole, le armi verranno estratte.

5) Poltergeist – Demoniache presenze
(Tobe Hooper, 1982)


Dop: Matthew F. Leonetti

poltergeist

Correre attraverso un corridoio che appare infinito, verso un punto che sembra impossibile da raggiungere… Come rendere al meglio questa situazione da incubo? Ovviamente ricorrendo all’effetto vertigo, come avviene nella celebre scena del corridoio di “Poltergeist – Demoniache presenze”. Il corridoio sembra allungarsi e diventare infinito mentre la porta, alla fine di esso, si allontana da Diane man mano che lei cerca di raggiungerla correndo.

Questi sono solo alcuni degli esempi più celebri ma, se osservate attentamente, potrete trovare questo effetto in molti altri film (come in “Pulp Fiction”, “Apollo 13″, “Scarface”… ). Oppure, potrete vivere la stessa sensazione ubriacandovi terribilmente durante una serata a Londra.

 

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