Il dietro alle quinte dello scult per eccellenza è la base di “The Disaster Artist”, l’ultimo film di James Franco. Ma cos’è “The Room”? La parola ad Ettore Dalla Zanna.

The Room

È difficile al giorno d’oggi scrivere qualcosa riguardo a “The Room“, alla luce della moltitudine di cinema trash uscito negli ultimi tempi, addirittura da alcuni blockbuster che sfondano il miliardo al box-office mondiale. Prima di poter dire quelle due, tre cose che sono facilmente riconoscibili di questo film, è giusto ritornare indietro nel tempo.

Quarto Potere (Citizen Kane in originale), come ben sapete, è un film del 1941 prodotto, scritto, diretto e interpretato da Orson Welles, primo nella classifica dell’American Film Institute dei migliori film statunitensi della storia del cinema. “The Room è un film del 2003 prodotto, scritto, diretto e interpretato da Tommy Wiseau ed è un film talmente brutto che è diventato un cult tra gli appassionati di cinema. Il professore universitario di cinema Ross Morin ha dichiarato su Entertainment Weekly:

 The Room è il Quarto Potere dei film brutti.

Entertainment Weekly ha aggiunto che si può considerare Wiseau “l’Orson Welles della merda”.

Origini

The Room

Girato con sei milioni di dollari (!), “The Room” è un dramma borghese e di corna con protagonista Johnny, interpretato dal demiurgo della lavorazione, Tommy Wiseau. Johnny è un banchiere di successo, convinto che la propria vita sia felice e spensierata e progetta di sposarsi con la sua fidanzata, Lisa, con cui convive da sette anni.

La ragazza, tuttavia, è innamorata di Mark (Greg Sestero), il migliore amico di Johnny, e vorrebbe lasciare il fidanzato per stare con lui. La ragazza, nel corso del film, continuerà ad essere sempre scoraggiata dalla madre per via della migliore situazione economica e della stabilità che potrebbe darle.

Johnny, poco alla volta, prende consapevolezza che Lisa non lo ama più e inoltre si trova a dover fare i conti con i diversi problemi che il suo giovane amico Denny causa.

Tutto normale. Sembra un classico romantic-drama. Tutto normale, se non fosse per il fatto che nel film ci siano elementi che impreziosiscono la pellicola di un inebriante orrore. Wiseau non ha mai voluto fare un film trash volontariamente, voleva imbastire una storia profonda, vera, importante. Ma finendo col realizzare un’opera surreale magistrale.

Stile

The Room

Una regia inesistente, uno script (tratto da un libro di 500 pagine scritto dallo stesso Wiseau) senza capo né coda, di sfondi palesemente finti, una continuità che non esiste. “The Room” rompe completamente le regole di una storia. Se qualcuno mi avesse detto che tutto quello che accade in “The Room” fosse accaduto dentro la Loggia Nera di “Twin Peaks“… non gli avrei dato torto.

I protagonisti sono soggetti a repentini ed estremi cambi d’umore. Non sanno neanche loro cosa vogliono veramente. E tutti sono soggetti ad una recitazione “canina”. Bizzarri, stravaganti. Come il loro protagonista, il banchiere meno credibile della storia del cinema interpretato dal mitico Tommy Wiseau, un mix di Povia e di Mickey Rourke all’inizio della decomposizione (alcuni lo accostano anche a Willem Dafoe). Wiseau è un individuo bizzarro. Nato a Poznan, dicono i libri di storia, egli ha inserito tutto sé stesso all’interno di questa storia.

The Room” doveva essere un libro, doveva essere un adattamento teatrale. È divenuto un film, girato sia in analogico che in digitale (primo regista della storia a fare una cosa simile). Location che si ripetono nervosamente. Momenti che si ripetono fino all’inverosimile. Lisa, la ragazza di Johnny, fa due cose per tutto il film: fa sesso (con Johnny o con Mark, con addirittura il giovane Denny a fare da guardone) e si confida con la madre (al diavolo il cancro che ha la vecchia donna! A Lisa interessa solo e solamente il bizzarro triangolo amoroso di cui è la protagonista assoluta).

Un delirio meraviglioso

The Room

I momenti morti, le location che non cambiano mai (ma dove sono finiti i sei milioni di dollari?), il nastro infinito che, dopo due giorni, continua a girare (in un altro telefono oltretutto), loro che giocano a football con lo smoking, Mark che ci sa fare (occhiolino), la scena dalla fioraia (“Hi, doggy!“). Per non parlare delle battute memorabili.

Che vanno dal:

Al:

 

E di nuovo dal:

Alla mia preferita in assoluto:

Per non parlare poi della famigerata festa di compleanno di Johnny alla fine del film. Con una delle risse più improbabili di sempre tra Johnny e Greg, divenuti nemici per colpa di Lisa, e la conseguente ira funesta del protagonista e la tragedia che si compirà, si conclude “The Room“, consegnandoci un film sconclusionato, giullaresco, pieno di vuoti riempiti, però, da memorabilie che, dall’uscita del film, si ricordano e che si continueranno a ricordare nei prossimi anni.

Conclusioni

Il film, all’epoca, fu un disastro al botteghino. Però, nel corso degli anni, la pellicola assunse il titolo di cult grazie alle sale di seconda mano, alle proiezioni di mezzanotte. E “The Room“, da film sconosciuto in tutto il globo, incominciò ad essere visto ma soprattutto… ad essere amato.

Per chi vi scrive, il punto di partenza è stata la recensione di Nostalgia Critic. Da lì, ho incominciato ad informarmi sul film, a leggere il libro di Sestero riguardo alla lavorazione del film (da cui è tratto il film di James Franco, “The Disaster Artist“). La fascinazione per Tommy Wiseau è la stessa che si prova per Ed Wood. In quella linea che spesso accomuna genio e incapace. Wiseau ci ricorda questa linea, realizzando un film meravigliosamente tremendo, uno dei più divertenti che abbia mai visto. Un vero e proprio scult, una vera e propria esperienza. Wiseau voleva entrare nella storia del cinema realizzando un’opera drammatica seria ed importante. C’è riuscito finendo con l’essere accostato ad Orson Welles. Non gli è andata poi così tanto male.

The Room
Eterno Tommy!

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