Un rapimento autentico e “Tutti i soldi del mondo”: quando il Cinema tratta il reale.

ATTENZIONE: CONTIENE SPOILER SUL FILM DI RIDLEY SCOTT!

Il rapimento di Paul Getty

A sinistra, il vero Paul Getty; a destra, Charlie Plummer, che lo interpreta nel film.

Il film è ispirato al romanzo di John Pearson, basato sulle vicende della potente famiglia Getty e sul rapimento di John Paul Getty III, nipote del magnate omonimo, avvenuto nel luglio del 1973 a Roma; il rilascio è avvenuto nel dicembre dello stesso anno.

Il giovane rimase nelle mani della malavita in attesa del riscatto, mediato dalla madre, Abigail Getty; la donna si era trasferita in Italia con la famiglia prima che il suo matrimonio naufragasse in seguito alla dipendenza da alcool e droghe del marito. Non aveva mai cercato i soldi dell’ex suocero, ma al momento del rapimento non aveva la liquidità necessaria per pagare il riscatto, che inizialmente ammontava a 17 milioni di dollari. È qui che entra in scena John Paul Getty I.

La figura controversa di John Paul Getty I


Nel film traspare chiaramente che Getty (Christopher Plummer) fosse un uomo totalmente ed essenzialmente interessato al denaro, non facendo mistero neanche al figlio di aver abbandonato la famiglia perché considerata un ostacolo nella sua scalata verso il capitalismo più sfrenato.

Neanche al momento del rapimento del nipote si muove a compassione, arrivando a dire che non può concedere all’ex nuora i soldi del riscatto in quanto nonno di 14 ragazzi: qualora concedesse il riscatto a uno, si verrebbe a creare una catena di rapimenti e conseguenti richieste di denaro, che dovrebbe elargire in prima persona e che dunque lo condurrebbero, a suo dire, sul lastrico.

L’uomo si limita così ad affidare alla nuora uno dei suoi uomini, Fletcher Chase (Mark Wahlberg), ex agente della CIA incaricato di fare da intermediario tra la donna e i rapitori.

La dinamica dello scherzo nel film di Scott


Getty tuttavia non ha fatto i conti con la nuora Abigail (Michelle Williams), determinata a non fermarsi di fronte al rifiuto del suocero. Ma in cosa consiste lo “scherzo”?
Chase, in un colloquio con le Brigate Rosse, viene a sapere della loro amicizia con Paul e del fatto che il ragazzo avesse pensato di organizzare un suo finto rapimento, in modo da ottenere i soldi del riscatto dal ricco nonno; Abigail inoltre, appena ricevuta la telefonata dal malavitoso che ha in ostaggio suo figlio, e che si fa chiamare Cinquanta, crede sia uno scherzo del ragazzo, cosa che accadde anche nella realtà.

Da qui parte uno dei topoi del film: attorno al concetto dello scherzo si articolano le varie dinamiche del film, a cominciare dal trasferimento dei Getty a Roma. Il capofamiglia dona infatti una statuetta antica a Paul, dicendogli che all’asta potrebbe valere un milione di dollari. Quando Abigail si vede rifiutare dal suocero tutte le richieste di riscatto, cerca di venderla ma scopre che si tratta di un falso.

Lo scherzo più crudele è però quello ai danni di Paul. Ordito un piano per scappare dalla sua prigione, una volta giunto in strada, chiede aiuto a degli automobilisti; uno di questi lo porta al comando di polizia locale, ma lì avverte i rapitori, che tornano a prenderlo.

Piccole provocazioni tra famigliari

Tra Abigail e Getty si innescano anche una serie di provocazioni, volte ad infastidirsi a vicenda in modo che uno ceda prima dell’altra. Quando Abigail temporeggia per consegnare il riscatto, a Paul viene tagliato l’orecchio destro ed inviato alla redazione di un giornale, insieme alla foto del ragazzino mutilato.

Il direttore della testata, una volta informata la donna, si offre di darle 50mila dollari in cambio del diritto a pubblicare la notizia. Ma questa preferisce essere pagata in modo diverso: fece consegnare mille copie del giornale a casa di Getty, in modo che fosse indirettamente informato di ciò che stava accadendo al nipote.

La malavita

Ridley Scott ci offre un ritratto della criminalità organizzata analogo a quello del capitalismo di Getty. Da ambo le parti c’è come unico fine l’ottenimento di denaro, e l’assenza di scrupoli nella missione. Sia i malavitosi che i capitalisti del rango di Getty sono artefici di continui ricatti. Una scena in particolare evidenzia maggiormente l’assonanza: quando Abigail finalmente ottiene i soldi del riscatto, a contarli c’è un’intera equipe di Getty; allo stesso modo, quando l’organizzazione mafiosa riceve il denaro, affida la conta ad una squadra che opera nello stesso identico modo.

Tuttavia, nel male si distingue una scintilla diversa (dire “di bene” sarebbe esagerato): è Cinquanta (Romain Duris), malavitoso che fin dal principio media con la famiglia Getty e che paradossalmente si affeziona a quel ragazzo che tiene fermo e tenta di rassicurare quando gli viene tagliato l’orecchio. Specialmente la “redenzione” dell’uomo ci perviene quando, al telefono con Abigail, le rivela che ormai lui non guadagna più nulla dalla taglia sulla testa del giovane. Cinquanta fa dei patti con Paul, lo rassicura spesso, gli porta da mangiare… E lo lascia scappare quando si accorge del tentativo di fuga del ragazzo. Paradossalmente, Paul è stato più amato dal suo rapitore che dal proprio nonno, insensibile a tutto tranne che a se stesso.

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